Economia

Allevatori contro aziende: in Toscana scoppia la guerra sul prezzo del latte

Cia e Confagricoltura denunciano: "Le aziende sfruttano l'emergenza Covid per chiedere di ridurre il prezzo del latte. E' un ricatto industriale"

“Siamo stufi che a pagare siano sempre gli allevatori, rimettendoci sul prezzo del latte”. I presidenti regionali di Confagricoltura e Cia, Marco Neri e Luca Brunelli, rompono gli indugi dopo l’ennesimo tavolo regionale che ha portato a un nulla di fatto sul fronte del prezzo del latte da pagare agli allevatori.

“Non possiamo più tollerare un comportamento di questo genere da parte delle aziende di trasformazione - aggiungono Neri e Brunelli -. Puntualmente, come accaduto nei precedenti incontri, molte di loro hanno continuato a mostrare un atteggiamento poco rispettoso nei confronti della Regione e dei nostri associati, pretendendo di dettare le condizioni e snobbando i tavoli di confronto regionali. Una situazione incresciosa che unisce il latte bovino e quello ovino”.

I presidenti spiegano che, eccezion fatta per le cooperative dei produttori, le altre aziende hanno colto l’occasione di una emergenza come quella da Covid19 per trarre vantaggi economici, senza motivazione alcuna, a discapito di altri, segnatamente degli allevatori.

“Teniamo conto - aggiungono i vertici toscani di Confagricoltura e Cia - che il formaggio e gli altri prodotti non hanno avuto una contrazione delle vendite così marcata, contrariamente a quanto viene sostenuto, e per l’invenduto è intervenuta Ismea che ha acquistato formaggi per gli indigenti".

Non si capisce dunque perché si vuole assolutamente ridurre il prezzo del latte pagato agli allevatori, che a questo punto sono vittime dell’ennesimo ricatto industriale - spiegano Neri e Brunelli -. Ed è curioso che gli stessi caseifici chiedono soldi alla Regione per finanziare i vari PIF, salvo poi, come in questo caso, neppure avere il buongusto di sedersi ai tavoli regionali convocati per non sentire parlare di prezzi che hanno la pretesa di determinare in maniera unilaterale".

"A queste condizioni - concludono Neri e Brunelli - non ci stiamo e pretendiamo il rispetto che i nostri associati meritano, altrimenti non possiamo escludere di assumere misure drastiche in loro difesa”.

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