Lunedì, 15 Luglio 2024
Il report di Bankitalia

La frenata dell’economia toscana: crescita ferma allo 0,6%, meno del dato nazionale

Flessione del manifatturiero, male il comparto della moda. Cala il potere d’acquisto delle famiglie a causa dell’inflazione

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Netto rallentamento dell’economia toscana, dopo la ripresa post pandemica: nel 2023 l’aumento del prodotto toscano è stato appena dello 0,6%, inferiore a quello nazionale (0,9), in base all’indicatore trimestrale dell’economia regionale (Iter). Il fatturato industriale è sceso del 3,5% a prezzi costanti, cala pure l’export reale, ristagna il reddito (-0,1%), e aumentano di pochissimo i consumi (+1,4%). Nonostante ciò, piccola consolazione, la crescita dello scorso anno ha permesso di completare il recupero dei livelli di attività persi nella crisi dovuta al Covid. È quanto emerge dal rapporto ‘L’economia della Toscana’ presentato oggi nella sede fiorentina della Banca d’Italia.

“Dopo la forte ripresa post-pandemica”, si legge, c’è stato un netto rallentamento, condizionato dalla “debolezza della domanda, su cui hanno inciso l'incertezza geopolitica (che si è acuita con la crisi in Medio Oriente), l’elevata inflazione e le politiche monetarie restrittive volte a contrastarla. Gli eventi alluvionali dello scorso novembre, che hanno interessato aree della Toscana caratterizzate da alta fragilità idrogeologica, hanno altresì prodotto conseguenze economiche significative nei territori colpiti”.

In calo il tasso di natalità delle imprese. E la loro produzione

Il tasso netto di natalità delle imprese regionali è ulteriormente diminuito nello scorso anno, restando più basso della media nazionale. Per quanto riguarda quelle manifatturiere, hanno registrato una flessione della produzione e delle vendite, concentrata tra le aziende di piccole e medie dimensioni e del comparto della moda. penalizzato dall’alluvione dello scorso novembre che ha colpito un’area con un’elevata concentrazione di ditte. A reggere l’urto le imprese più grandi, grazie alla presenza di multinazionali (sono circa 6.800 in Toscana le unità locali).  Export giù dello 0,6% (quello reale, il nominale sale del 2,8%), anche qua con dati peggiori per la moda, la cui crisi si sta aggravando nell’anno in corso. 

Rallentamento pure per il settore edile, concentrato nel comparto residenziale privato, “in un contesto di rimodulazione delle agevolazioni fiscali (ovvero il Superbonus), meglio le opere pubbliche sostenute dai fondi del Pnrr. Scende pure il terziario, a causa del calo del potere di acquisto dei cittadini. Regge il turismo, ma solo grazie alla componente straniera. Nonostante ciò la redditività è stata favorevole per la gran parte delle imprese, che hanno beneficiato dei minori costi energetici.

La rilevazione condotta da Confindustria Toscana Nord su un campione di imprese manifatturiere indica, nella media delle variazioni tendenziali, un calo contenuto della produzione per la provincia di Lucca (-1,2%) e Pistoia (-0,8) e molto marcato per quella di Prato (-4,8), dove si concentra l’attività del settore tessile toscano. In base a un’analoga rilevazione condotta dall’Unione industriale, nella provincia di Pisa la produzione manifatturiera è scesa del 6,6%. Nella provincia di Firenze, in base a quanto rilevato dalla Camera di commercio, la dinamica è risultata positiva nella media dell’anno (2,7%): a una crescita ancora sostenuta nel primo semestre (8,9) si è contrapposta una contrazione nel secondo (-3,5), per il forte calo dell’attività nel settore della pelletteria e dell’abbigliamento. Nel complesso le cinque province rappresentano oltre il 70% del valore aggiunto dell’industria manifatturiera toscana.

Aumenta l’occupazione, ma i salari crescono meno dei prezzi

Nota positiva sul fronte dell’occupazione regionale, aumentata in misura moderata; un incremento che si è concentrato nella prima parte dell’anno, quasi interamente riconducibile al settore dei servizi, con prevalenza di contratti a tempo indeterminato.

La dinamica delle retribuzioni, in linea con quella media nazionale, mostra un aumento notevolmente inferiore a quello dei prezzi. Nell’ultimo decennio, è scritto nella relazione “le retribuzioni dei lavoratori dipendenti del settore privato si sono mantenute in regione su valori più contenuti rispetto a quelli registrati per il Paese e hanno risentito di una ricomposizione settoriale verso comparti con livelli salariali più bassi”.

Discorso analogo per il reddito delle famiglie, che si è lievemente ridotto in termini reali, con l’erosione del potere d’acquisto dovuta all’inflazione. Nonostante la decelerazione dei prezzi registrata nel corso dell'anno, i consumi hanno progressivamente frenato. In un contesto di rallentamento congiunturale, si registra una decelerazione dell’indebitamento delle famiglie toscane, a causa della componente dei prestiti per l'acquisto di abitazioni, rimasta stazionaria, mentre è aumentato il credito al consumo.

Il direttore Barone: “Imprese troppo piccole, difficile investire in tecnologie”

“Quello della produttività in Toscana è un tema che sostanzialmente ritroviamo anche a livello nazionale - ha commentato il direttore della sede fiorentina di Bankitalia Vito Barone - Il governatore Panetta nelle considerazioni finali ha parlato di due problemi del Paese che creano un'ipoteca sul futuro. Il primo è la produttività, l’altro è la crisi demografica. In Toscana incide la dimensione delle imprese che impedisce l’effettuazione di investimenti, soprattutto in tecnologie, idonei a determinare una ripresa della produttività in cui dati languono a livello regionale”. E il quadro nel 2024 non dovrebbe mutare. “I primi dati sul Pil fanno registrare una stabilizzazione del prodotto, quindi sostanzialmente ci dovremmo trovare con indicatori che sono sulla stessa linea del 2023”.

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