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Operai ex Gkn in sciopero della fame: “Non siamo eroi o martiri, ma non c’è più tempo”

Cominciata la “settimana dell’imbarazzo”: “È quello della politica che non dà risposte”. E l’incontro con la Regione viene rinviato

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Sciopero della fame per gli operai dell'ex Gkn per cominciare quella che hanno chiamato “la settimana dell’imbarazzo”. L’annuncio è stato dato questa mattina dalla tendata davanti alla sede della Regione in via di Novoli: “Ci spaventa uno sciopero della fame. Perché è una privazione mai provata. E non sappiamo quanto resisteremo. E ci imbarazza usare un termine come ‘fame’ in un mondo dove di stenti si muore veramente, a partire dalla drammatica situazione in Palestina. Ma poi alla fine, ci siamo dati la risposta più semplice: siete voi a dovervi ammalare di paura e l’imbarazzo è tutto vostro”. Dove il voi è la politica. 

“I tavoli che rimandano ad altri tavoli non servono. Le nostre richieste sono note: stipendi, commissariamento di Qf, legge regionale”, dicono dal Collettivo di fabbrica. “Lo sfinimento ora è un vostro problema. Ci abbiamo riflettuto a lungo. Non crediamo negli atti individuali ma nella lotta collettiva. Che sia praticato da alcuni o molti, infatti, lo sciopero della fame è solo un ulteriore strumento messo in campo da questa vertenza, ad ausilio di una lotta collettiva, delle azioni e richieste di sindacati, Rsu e Collettivo di Fabbrica. Non ci sono tra di noi eroi o martiri”. 

Tre le richieste ribadite per l’ennesima volta: “legge regionale subito e creazione urgente di un consorzio pubblico regionale per trattare l'area dello stabilimento di Campi Bisenzio e sottrarla a logiche opache; commissariare Qf per pagare gli stipendi; dare vita a una vera discussione sulla reindustrializzazione, agganciando tra l’altro un ammortizzatore sociale, come previsto dalla legge 234/2021, sulla base della quale i licenziamenti sono stati annullati alla fine del 2023”. 

Richieste, soprattutto la prima, che sarebbero state al centro dell’incontro con il presidente della Regione Eugenio Giani, ma la riunione in calendario per domani è saltata. A renderlo noto per primi, un gruppo di lavoratori Qf che nelle scorse settimane aveva già contestato le azioni del Collettivo di fabbrica e adesso li ritiene “responsabili” del vertice saltato.

“Abbiamo l’obbligo morale di precisare che tale decisione, cioè di entrare in sciopero della fame è stata presa da soli 20 lavoratori attualmente in forza Qf che corrisponde ad un settimo dei dipendenti - fanno sapere via mail - Con ogni probabilità tale decisione del Collettivo ha comportato l’annullamento immediato (email dell’ufficio del presidente ricevuto alle 11:35) dell’incontro che si doveva svolgere domani tra i lavoratori QF ed il governatore Giani, nel quale avremo ribadito che con forza anche in virtù della sentenza per l’art.700 cpc che le nostre prime tre urgenze sono: stipendio subito qui ed ora; stipendio subito qui ed ora; stipendio subito qui ed ora. Con dispiacere apprendiamo che per il Collettivo la prima necessita è la legge regionale per i consorzi pubblici”.

La realtà, in merito al rinvio, è però un altro: “Stamani, dopo cinque giorni dalla richiesta di estendere l’incontro alle organizzazioni sindacali, il presidente (Giani, ndr) manda un’email per rinviare l'incontro allo scopo di coinvolgere le rappresentanze sindacali. Altro non sappiamo. Le trame alle spalle dei lavoratori e migliaia di persone che appoggiano oggi la richiesta di legge regionale, il commissariamento di Qf, anche per ottenere gli stipendi, sono inquietanti e non ci riguardano.  Qf non paga le retribuzioni, non reindustrializza, non apre ammortizzatore sociale, non rispetta le sentenze del Tribunale ma nessuno, e diciamo nessuno, della politica e delle istituzioni chiama in causa l’azienda, lasciando i lavoratori nella disperazione. Certo, questo è un altro passaggio imbarazzante per la politica tutta”.

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