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Giovedì, 13 Giugno 2024
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L'economia toscana cresce ma il futuro è avvolto nell'incertezza: "Investiamo troppo poco"

Esportazioni in aumento ma per Sordi (Confindustria): "La mancanza di investimenti italiana fa temere per i prossimi anni"

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“Siamo tornati ai livelli pre-covid anche se per le imprese toscane è un futuro dominato dall'incertezza”. Alessandro Sordi, vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa evidenzia un presente che mette alle spalle il periodo pandemico e un futuro non esattamente roseo per l'economia toscana durante la presentazione del sedicesimo rapporto annuale economia e finanza dei distretti industriali di Intesa San Paolo. 

Economia in crescita

Il 2023 si è concluso con una crescita delle esportazioni a prezzi correnti del 4,4 per cento per le specializzazioni distrettuali e i poli tecnologici toscani. Un dato maggiore della media nazionale ferma al +2,3 per cento e pari a 31,2 miliardi di euro, in aumento di 1,3 miliardi rispetto al 2022. Nel complesso nel 2023 la Toscana ha realizzato 58 miliardi di euro di esportazioni, +5,6 rispetto al 2022, che la pongono al 5° posto nazionale come regione, dando inoltre un saldo positivo di 17,9 miliardi: 3,4 in più rispetto all'anno precedente. 

A far la parte del leone il comparto farmaceutico, cresciuto del 38,8 per cento con esportazioni pari a 7,8 miliardi, 2,1 miliardi in più del 2022. un aumento che ha toccato del 54 per cento quello di Siena e del 30 per cento quello di Firenze e Lucca con gli Stati Uniti come primo mercato di sbocco.

Bene anche la filiera agro-alimentare, con 2,2 miliardi di euro di esportazioni e una crescita del 5 per cento dettata dalle maggiori vendite all’estero del distretto dell’Olio toscano che ha registrato un +18 per cento derivante dalle province di Firenze, Lucca, Grosseto e Siena.

“Abbiamo buoni risultati anche in settori come la nautica di Viareggio o la camperistica della Val d'Elsa – spiega Sara Giusti, economista del reparto di ricerca di Intesa San Paolo – mentre è un po' più in difficoltà il sistema moda anche se ci sono realtà che spiccano in positivo come l'oreficeria di Arezzo che diventa il primo distretto nel comparto orafo italiano in termini di esportazioni. Un po' più in difficoltà il reparto della moda fiorentino”.

Andamento delle esportazioni dei distretti tradizionali e dei poli toscani

Male la moda fiorentina

Il sistema moda ha registrato una flessione del 5,9 per cento rispetto al 2022. Una flessione dovuta principalmente al calo del 12,5 per cento di pelletteria e calzature fiorentine oltre che all’abbigliamento di Empoli che ha segnato un -8,9, caratterizzati da un rallentamento delle maison del lusso dopo la crescita degli ultimi anni.

Per questi due distretti, la Svizzera resta il primo mercato di sbocco nonostante abbia registrato un dimezzamento delle esportazioni. In calo anche il tessile a Prato e il cartario a Lucca (-11,9) così come il distretto del marmo di Carrara (-7,2).

“Nel complesso l'economia toscana però è cresciuta – osserva Tito Nocentini, direttore regionale Toscana e Umbria di Intesa San Paolo – e ha dimostrato capacità di cogliere l'attimo sul mercato. Le incertezze geopolitiche sicuramente devono costituire valutazione ma gli incentivi derivanti dalla transizione e dai progetti pnrr che sono disponibili, possono incoraggiare un ulteriore salto di qualità delle nostre aziende”. 

Andamento esportazioni e principali mercati di sbocco

Previsioni

Le previsioni a breve termine sarebbero buone. “Ci aspettiamo un 2024 abbastanza in linea con il 2023 – spiega Giovanni Foresti, economista del reparto di ricerca di Intesa San Paolo – con una crescita dello 0,7 per cento e una accelerazione soprattutto nella seconda parte dell'anno con un recupero del potere di acquisto da parte delle famiglie che si protrarrà nel 2025. Il previsto taglio dei tassi di interesse di 150 punti entro il 2025 e circa l'80 per cento dei fondi del Pnrr ancora da investire entro il 2026 dovrebbe dare una mano all'economia”. 

A preoccupare però, nonostante una attuale media di crescita nazionale maggiore degli altri paesi europei e investimenti maggiori dell'Italia del 37,5 per cento in più dal 2016 al 2023 - contro i 4,5 della Germania – proprio una minore spesa rispetto agli altri paesi da parte italiana. Una minor spesa in investimenti che fa temere una sorta di 'fine bolla' quando sarà esaurito lo slancio dei fondi Pnrr. 

“Ho letto il report di Draghi – conclude Sordi – e sono rimasto colpito da tre cose. La prima è che nelle 18 aziende mondiali che investono in ricerche e sviluppo, nessuna è italiana. La seconda è che, mentre negli Usa gli investimenti privati sono 174 miliardi, in tutta l'Ue sono 32 e in Italia mezzo miliardo. E la terza è che sull'intelligenza artificiale sembra che l'Italia non si sia accorta del fenomeno. Gli Usa investono molto, la Francia, in Ue, lo stesso e in Italia poco o niente. Questo significa che nei prossimi 10 anni venderemo marginalità a chi sta investendo ora. Dico ok all'incertezza ma abituiamoci. E ok a luci e ombre ma il mondo sta andando avanti”
 

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