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Domenica, 14 Aprile 2024

Rischio crisi nera per il vino rosso: crollo export e calo della produzione \ VIDEO

A questo si aggiunge la minaccia dei cambiamenti climatici 

Il vino toscano risulta di qualità eccellente ma con acquirenti facoltosi e di età avanzata. Sul mercato nazionale due terzi degli acquirenti sono over 60, con reddito medio alto e residenti nel Centro Nord. Qualche spiraglio e nuova linfa arriva da altre sacche di mercato come i single e le famiglie con figli piccoli (+3 e 6%). Sono alcuni dei dati diffusi durante la presentazione delle Anteprime della Toscana, data che dà il via alla settimana del vino. 

I punti fermi
I punti saldi, ad oggi, sono gli investimenti nelle vigne rinnovate (per metà del totale), oltre alla grande conversione sul biologico. La Toscana vanta infatti 23mila ettari certificati bio, il 38 per cento del totale regionale, giocando d’anticipo su quanto chiesto dal New Green Deal dell’Unione Europea e dall’Agenza Onu 2030. Altra medaglia da appuntare al petto è la rincorsa alla qualità, oltre il 95 per cento dei vini tra Doc e Docg, ben distanziati dalla media nazionale ferma al 65.

Oltre 12mila le aziende interessate in Toscana -  che non adottano il modello cooperativo (solo il 18 per cento contro il 50 per cento a livello nazionale) – e puntano prevalentemente sul vino rosso: il Sangiovese la fa da padrone con il 59%, seguito Merlot e Cabernet Sauvignon (8 e 6%). Poco spazio per i vini a bacca bianca. Le zone più interessate sono la provincia di Firenze e quella di Siena (il 62% a livello regionale con 37mila ettari e quasi 5mila aziende).

I dati dolenti 
Si è registrato un forte calo della produzione causato dalla situazione climatica e dal fungo della peronospera – il fenomeno legato a basse temperature durante il germogliamento e eccessiva pioggia primaverile -  per cui sono stati imbottigliati circa 1,2 milioni di ettolitri di vino dop. Una flessione del 26%, seppur ammortizzata dai forti stock presenti, che rivela quindi un calo rispetto al 1,9 milioni di hl del 2022 (valore 1,2 miliardi di euro). 

In grande difficoltà l’export toscano in un mercato a livello internazionale che in linea generale ha subito un rallentamento negli scambi del vino, sebbene nel complesso l’Italia abbia sostanzialmente assistito a un pareggio rispetto all’anno precedente al contrario di flessioni importanti per altri esportatori come Spagna e Francia. Sulle esportazioni si è notato uno spostamento della domanda estera sui vini sfusi, una rimodulazione della domanda legata sia ai prezzi sia alla richiesta di vini più beverini e meno strutturati. 

I vini fermi toscani – il segmento dei rossi rappresenta il 96% del totale in volume e valore - non hanno brillato. Anzi. Il calo sull’export fa riflettere: -15% extra UE e -7% a livello comunitario. In particolare tra i tre paesi di riferimento: Usa, Germania e Canada. L’America è il vero tasto dolente, e si attesta a circa – 31 per cento. In parte, secondo i dati presentati, è perché si consuma meno alcol oltre al fatto che il consumatore sta cambiando. Negli Usa il consumo di vino al confronto di birre e spirits prevale negli over 70(in questo analogo al mercato italiano). A questo si somma un fattore etnico-generazionale che vede ispanici e afroamericani preferire birra e spirits piuttosto che vino. Il consumatore valuterebbe inoltre altri fattori come: risparmio, occasioni di socialità, riduzione degli zuccheri e dieta.Un mercato in profonda trasformazione a cui si dovrebbe far fronte con strategie diversificate in base ai territori. 

Il clima spaventa
Altro punto su cui si è posta l’attenzione sono i cambiamenti climatici in quanto – in base alle proiezioni – avranno importanti effetti sul mercato del vino e quanto ne comporta.  L’amministratore unico del Consorzio LaMMA ha spiegato come i cambiamenti in atto siano di fatto già tangibili: negli ultimi cinque anni le coltivazioni di frutti tropicali in Italia sono infatti triplicate. E perfino i pomodori, ora prodotti in prevalenza nel Nord Italia piuttosto che al Sud, a cui si può sommare l'esempio delle produzioni di olivi ben lontane dagli Appennini come i 10mila piantumati in Valtellina.  
A questo quadro si aggiunge il tema della siccità. L’acqua è diventata la risorsa più importante da tutelare per evitare che le vigne soffrano, per questo serve una pianificazione calcolata di invasi sul territorio.  


 

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