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Crisi, l'economia della Toscana cresce nel 2015

Presentato un rapporto sullo stato di salute dell'economia regionale: bene l'export, comincia a stabilizzarsi il mercato immobiliare

L'economia toscana risale il crinale imposto dalla crisi. Questa mattina è stato presentato un rapporto da sede fiorentina di Banca d’Italia in cui si spiega come nel 2015 l’attività in regione abbia ripreso a salire.

Dopo un triennio di flessione, nel corso del 2015 il livello di attività economica ha mostrato una moderata ripresa, sospinta dai consumi delle famiglie, dagli investimenti delle imprese, seppure con minore intensità, e dalle vendite all’estero.

Secondo le stime disponibili, il prodotto toscano è salito poco meno di un punto percentuale, in linea con l’andamento nazionale. Rispetto al livello raggiunto all’inizio della crisi economico-finanziaria restano da recuperare circa sei punti percentuali. Nelle opinioni degli agenti economici, nei primi mesi del 2016 sono proseguiti i segnali positivi.

È tornata a crescere la produzione industriale, anche per il miglioramento della domanda interna; la dinamica è stata più favorevole per le imprese di grandi dimensioni. Nell’ultimo biennio è ripresa l’accumulazione di capitale fisso.

Negli anni della crisi una elevata eterogeneità tra territori e settori ha interessato la performance del comparto manifatturiero: segnali diffusi di ripresa, per esempio nella carta, pelletteria e filati, si sono accompagnati a dinamiche negative nel mobilio e, in generale, nei settori legati alle costruzioni.

È proseguita la crescita dell’export. Un contributo significativo continua a provenire dalle vendite all’estero: nel 2015 l’aumento è stato del 3,2 per cento in termini nominali, particolarmente vivace nella meccanica allargata e nell’alimentare; la moda è stata invece caratterizzata da un rallentamento. Le vendite nell’area europea hanno accelerato, pur mantenendo una dinamica meno sostenuta rispetto a quelle destinate ai paesi extra UE, in particolare gli Stati Uniti. La Toscana continua ad attrarre investimenti esteri in misura superiore alla media nazionale, mentre tendono a contrarsi gli investimenti all’estero delle imprese toscane.

Dopo un prolungato periodo di calo, nel 2015 si è stabilizzato il livello di attività nel comparto edile. Le transazioni di immobili residenziali sono cresciute; tuttavia, in presenza di uno stock di invenduto ancora elevato, le quotazioni hanno continuato a contrarsi e risulta modesta l’attività nelle nuove costruzioni. La natura storicamente policentrica della Toscana si riflette sul livello elevato dei prezzi delle abitazioni nelle aree rurali, spesso di significativo valore paesaggistico. Allontanandosi dai centri storici delle principali città, il calo dei prezzi è molto contenuto rispetto a quanto osservato in altre regioni.

Nei servizi è proseguito il recupero dell’attività produttiva, favorito dalla crescente domanda di consumi durevoli delle famiglie, dall’espansione dei flussi turistici sia italiani sia stranieri e dall’incremento dei traffici portuali, concentrato a Livorno.

Il mercato del lavoro è migliorato. Il miglioramento del quadro congiunturale si è positivamente riflesso sul mercato del lavoro. L’occupazione è aumentata, in un contesto di accresciuta partecipazione e di flessione del numero di disoccupati. La crescita degli occupati ha riguardato in prevalenza il comparto dei servizi e i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato. La condizione lavorativa dei più giovani rimane comunque difficile. La regione è caratterizzata da una offerta di corsi universitari diffusa e di buona qualità, ai quali si iscrivono nove decimi degli immatricolati toscani; tuttavia la crisi ha prodotto un calo della propensione dei diplomati a immatricolarsi più ampio di quello nazionale, cui continua ad associarsi un tasso di abbandono degli studi elevato.

Il credito all’economia è aumentato. Nel corso del 2015 il credito erogato alle imprese e alle famiglie è tornato a crescere. Vi hanno inciso una domanda sostenuta, condizioni di accesso meno restrittive e tassi di interesse in ulteriore calo, in un contesto estremamente espansivo di politica monetaria.

La situazione finanziaria delle imprese è in generale migliorata, in termini di incidenza del leverage e di equilibrio tra debiti a breve e a medio-lungo termine. Tuttavia, si è contratto ancora il credito concesso all’edilizia, alle imprese di piccole dimensioni e a quelle più rischiose. Le famiglie hanno continuato a esprimere un’elevata domanda sia di mutui per l’acquisto di abitazioni, anche con finalità di surroga di precedenti finanziamenti, sia di credito al consumo.

La qualità del credito ha riflesso soltanto in parte il miglioramento del quadro congiunturale. Il flusso di sofferenze, leggermente aumentato, è rimasto su livelli superiori a quelli della media nazionale, continuando a generare un accumulo di posizioni deteriorate; la situazione più critica si registra ancora nell’edilizia. Un segnale positivo proviene invece dalla significativa riduzione dei passaggi da posizioni in bonis a prestiti caratterizzati da forme meno gravi di anomalia.

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