Crisi Coronavirus: 4 aziende fiorentine su 5 hanno chiesto la cassa integrazione

L'analisi del centro studi Confindustria di Firenze: "I decreti del governo non hanno inciso"

Foto di Olya Adamovich da Pixabay

Secondo il centro studi di Confindustria a Firenze, i settori più colpiti dal calo del fatturato nel mese di aprile, a causa del lockdown e dell'emergenza Covid-19, sono stati la moda (-88%) e il turistico-alberghiero (-97%).

Quasi un azzeramento del giro di affari, che si abbina con una sofferenza occupazionale e finanziaria senza precedenti delle aziende.

Ad aprile e maggio, 8 imprese su 10 hanno dichiarato di aver fatto ricorso alla cassa integrazione. Sono questi i numeri che emergono durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo presidente designato Maurizio Bigazzi.

Il dato che viene considerato più preoccupante in via Valfonda, è che anche a maggio una percentuale elevata di aziende dichiara di avere subito un grande rallentamento degli ordini.

Inoltre 8 aziende su 10, che hanno fatto richiesta di un finanziamento bancario, dichiarano di essere ancora in attesa dell'erogazione del prestito.

Secondo il presidente uscente di Confindustria Firenze, Fabrizio Monsani, questo ha un'unica spiegazione: "I decreti del governo non hanno inciso".

E se la realtà economica offre una lettura inquietante degli effetti del Coronavirus e del lockdown dal punto di vista produttivo, il presidente designato ricava da queste settimane anche un motivo di fierezza: "Sono orgoglioso - dichiara Bigazzi - di rappresentare chi ha garantito a marzo e aprile di lavorare in remoto, tecnologia e reti e chi in queste settimane ha assicurato la disponibilità dei generi alimentari. Sono grato al personale pubblico e privato".

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Gli imprenditori dei settori essenziali rimasti aperti durante il lockdown, sottolinea, "non hanno lavorato per profitto, ma per evitare danni irreparabili e che il motore di Firenze si spegnesse. Hanno dimostrato che le aziende sono luoghi sicuri e non dei focolai di Covid".

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