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Foto di StockSnap da Pixabay

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Lockdown: pressing di Confcommercio, la Regione prepara "l'ordinanza take away"

Rossi pensa ad autorizzare la vendita da asporto per risollevare il settore, mentre 2.000 ristoratori sono pronti a consegnare a Nardella le chiavi dei loro locali: "Così non riapriamo"

"La Regione Toscana è in procinto di emanare un’ordinanza per autorizzare la vendita per asporto nei pubblici esercizi". A dirlo è il direttore di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni. “Durante un recente incontro pubblico in videoconferenza - ha spiegato Marinoni - il presidente Enrico Rossi ci ha rassicurato su questo punto, confermando di aver ben compreso le ragioni della nostra associazione. In tempi di Covid-19, il take away in ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie è un servizio irrinunciabile, sicuro per la salute e utile sia ai consumatori sia agli imprenditori del settore, che devono prepararsi a trovare nuove strade per stare sul mercato”.

“Con questa ordinanza, la Regione Toscana finalmente farebbe rientrare la concorrenza nell’alveo dell’equità e della correttezza – ha aggiunto Marinoni -. Per noi infatti è inaccettabile che si possa acquistare un piatto pronto o un dolce al supermercato, magari dopo aver fatto chilometri per raggiungerlo in auto e dopo aver fatto una lunga fila con molte persone, e non si possa invece acquistare gli stessi prodotti dal ristorante o dalla pasticceria sotto casa, ordinandoli telefonicamente e arrivando al locale solo per ritirarli e pagarli all’ora convenzionata, senza file e quindi nella massima sicurezza”.

Le incognite della riapertura

A spaventare i ristoratori e più in generale i commercianti, d'altronde, è tanto la prima fase del lockdown – quella attuale che li sta facendo colare economicamente a picco – quanto la seconda, in cui si riaprirà (non si sa ancora con quali regole) ma la paura del contagio resterà. E a farne le spese, saranno appunto la ristorazione, il turismo, l’intrattenimento, "insomma i settori che hanno sempre fatto della socialità il loro punto di forza” ha spiegato Marinoni. Ecco perché, per molti locali, riaprire non sarà affatto facile.

Il problema più importante riguarda i limiti strutturali dei locali. Di ciò, ha dato dimostrazione nei giorni scorsi il ristoratore Pasquale Naccari de “Il Vecchio e il Mare” di via Gioberti. Con un vetraio e un tecnico specializzato in sicurezza dei locali, Naccari ha simulato come potrebbe essere un’esperienza al ristorante, alla luce delle norme anti-contagio da rispettare.

Dopo la riorganizzazione dello spazio coi divisori in plexiglass, le distanze obbligatorie di 1 metro e 80 centimetri (e non più di 1 metro) e i potenziali clienti messi frontalmente l'uno di fronte all'altro, i 14 tavoli con 54 posti a sedere de "Il vecchio e il mare" sono diventati 4, con un numero di posti da 4 a 16, a seconda di quanti commensali si siedono al tavolo. Senza considerare i camerieri, che dovranno servire con guanti e mascherine, la cucina coi cuochi gomito a gomito e le difficoltà di controllo dei clienti, alcuni dei quali potrebbero essere asintomatici e quindi mettere in pericolo tutti, anche rispettando il regolamento.

I tagli al personale

“E’ chiaro che non possiamo aprire così – ha tuonato Naccari -. Il Governo deve tenerci chiusi, farsi carico dei costi fissi e preservare le imprese in modo che quando saremo in grado di ripartire nessuno abbia chiuso. Non vogliamo aiuti personali ma strumenti per far sopravvivere le nostre aziende che daranno lavoro a milioni di persone e permetteranno allo Stato di non dover mantenere milioni di disoccupati domani".

Ecco dunque che il take away invocato da Confcommercio Toscana potrebbe forse rappresentare l'ancora di salvataggio per il settore ristorazione. “Sarà arduo riallestire i propri spazi adattandoli alle nuove regole di distanziamento sociale, così la vendita per asporto e la consegna a domicilio saranno due strategie sempre più usate per continuare a fare il proprio lavoro” ha detto Marinoni.

“Purtroppo, sarà un processo che costerà ugualmente lacrime e sangue, perché è prevedibile che nella riorganizzazione saranno purtroppo tagliati molti posti di lavoro” ha concluso il presidente Confcommercio. E' il ritornello triste di questi giorni: la fase due della riapertura porterà inevitabilmente con sé una raffica di licenziamenti. “In queste condizioni non saremo in grado di mantenere i nostri dipendenti” ripetono i ristoratori.

Il flash mob è servito

Anche per questo motivo, oltre 5.000 di loro – fiorentini, pistoiesi, pratesi, empolesi e lucchesi, slegati da associazioni e schieramenti politici - hanno organizzato un flash mob di protesta per il 28 aprile, alle 21.  Lo hanno chiamato “Risorgiamo Italia”. Firenze, così come altre città toscane, tornerà a illuminarsi per una sera, di nuovo. Per 10 minuti, infatti i ristoratori accenderanno le insegne delle loro attività, come simbolo di rinascita. E apparecchieranno un tavolo, all'ingresso.

Ma il giorno dopo andranno a consegnare al sindaco la chiave del proprio ristorante. A Palazzo Vecchio ne arriveranno circa 2.000, con le chiavi in mano da consegnare a Nardella. La protesta sta peraltro coinvolgendo ormai tutta Italia: al nucleo fiorentino si sono infatti già uniti oltre 60mila ristoratori di tutta la Penisola. Chiedono l’azzeramento delle imposte locali, la sospensione della ztl almeno fino a gennaio 2021 e la sospensione di tutti gli spazi estivi, per far ripartire le aziende che hanno sempre dato lavoro in modo continuativo.

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