Coronavirus e lockdown: la protesta del brigidino

Le storiche famiglie artigiane del tipico dolce di Lamporecchio sul piede di guerra. Con loro tutti i fieristi toscani, dai porchettai ai venditori di pentole: "Pronti a scendere in piazza"

"Noi siamo fieristi, quindi a differenza dei mercati staremo sicuramente fermi ancora a lungo, cioè fino a quando non riprenderanno gli eventi sportivi, musicali, ludici. Nel frattempo dobbiamo pagare tutte le tasse e tutte le spese, a partire dalle assicurazioni dei furgoni che sono molto alte. Come facciamo? Perché il governo continua a fare finta che non esistiamo?"

Paola fa parte di una delle famiglie 'storiche' di brigidinai di Lamporecchio (Pistoia). Vanta 5 generazioni di artigiani, tutti i suoi familiari lavorano con lei: nonni, figli, nipoti. "Come noi, ci sono centinaia di altre famiglie in questa situazione. Non parlo solo di artigiani del brigidino: ci sono i porchettai, i lampredottai, quelli che alle fiere vendono ceramiche, pentole, oggettistica. E tutti i lavoratori dei luna park. Insomma, migliaia di persone in Toscana" spiega. I fieristi, in Italia, sono circa 80mila. E sono tutti fermi. 

La situazione, per loro, si sta facendo pesantissima. "Molti di noi sono artigiani da generazioni, impiegano tutta la famiglia nel lavoro - prosegue Paola - . Come facciamo a campare con i 600 euro una tantum che sono stati dati alle partite iva? E, posto che a dicembre si possa riaprire, come faremo a pagare tutte le rate del mutuo, le utenze, le assicurazioni? Per ripartire, come minimo ci servirà il finanziamento di 25.000 euro".

Il riferimento è al Decreto legge 'Liquidità' che introduce un prestito di 25.000 euro per piccoli imprenditori e professionisti danneggiati dall'emergenza Covid-19. "Così diventeremo tutti debitori, con una grossa cifra da restituire e nessuna certezza di riuscire a farlo. Sempre che si riesca a ottenerlo, quel prestito".

Ecco perché, spiega l'artigiana, gli ambulanti non escludono iniziative 'clamorose'. "Sappiamo che non possiamo assembrarci - dice - ma siamo ugualmente pronti a scendere in piazza e fare sentire la nostra voce, prima che sia troppo tardi. Se non verremo ascoltati, lo faremo sicuramente. E molto presto".  

Anche perché, sottolinea Paola, "ci sono già fieristi in grave difficoltà, messi male, costretti ad andare a chiedere i pacchi alimentari". Non solo: stando alle previsioni dell'ANA (associazione nazionale ambulanti), è plausibile che le famiglie dei fieristi non riaprano affatto entro fine 2020, bensì a marzo 2021. "I virologi infatti prevedono una seconda ondata di pandemia, intorno a ottobre".

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"Noi vogliamo stare a casa come gli altri, ma non possiamo stare a casa così, un anno intero senza lavorare - conclude Paola - Bisogna far slittare le tasse, servono finanziamenti a fondo perduto o sussidi mensili da almeno 1.500 euro. E, soprattutto, serve un piano vero, concreto, che ci permetta di ripartire".

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