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Fase 2, le partite Iva: "Siamo 450.000 ma nessuno ci rappresenta veramente"

Il coordinatore toscano dell'associazione "Partite iva insieme per cambiare" Tiziano Dalle Luche: "Ecco le nostre richieste al Governo"

"Le misure adottate nei diversi provvedimenti del Governo non colgono le reali esigenze del tessuto economico, non sono risolutive dei gravissimi danni subiti dalle aziende e non risultano inadeguati alle istanze, le esigenze e le necessità degli imprenditori e dei professionisti".

E' quanto sostengono le 450.000 partite iva nazionali riunite nell'associazione "Partite Iva Insieme per cambiare", lanciando l'allarme sulla loro stessa sopravvivenza nel post-lockdown: "nessuno ci rappresenta veramente", denunciano.

"Inoltre nella fase 2, nella quale è assolutamente prevedibile una prospettiva di business ridotta, gli adeguamenti che verranno imposti, dovranno essere oggetto di specifica valutazione dei costi, ed essere eseguiti con di risorse finanziarie a fondo perduto e non con di ulteriori prestiti" aggiungono le partite iva.

Per questo, come spiega il coordinatore toscano dell'associazione Tiziano Dalle Luche, le partite Iva - decine di migliaia solo in Toscana - hanno stilato una serie di richieste al Governo, che vorrebbero si concretizzassero in una serie di misure straordinarie 'ad hoc'.

Eccole: "La cancellazione dei debiti d'imposta, tasse, contributi, di qualsiasi ente statale, anche locali, (compreso gli acconti d'imposta sul reddito 2020), ad esclusione dell'IVA, per un periodo di 18 mesi e per tutte le pmi; La sanatoria di tutte le pendenze fiscali e contributive compresi i tributi locali tenendo conto della effettiva capacità contributiva dei singoli soggetti; L'attuazione di tutte le forme di finanziamento a fondo perduto con tutte le forme possibili". 

Inoltre: "La concessione a tutte le partite iva di finanziamenti a fondo perduto tramite una procedura che consenta di valutare in maniera specifica, certificata tramite una perizia giurata redatta da un revisore legale, contenente i danni economici subiti; Per le famiglie, i lavoratori dipendenti privati, lavoratori autonomi, collaboratori di qualsiasi forma, aventi un reddito non superiore ai 60mila euro annui, un accredito diretto, ai propri conti correnti da 1.000 ai 2.500 euro mensili per 18 mensilità" conclude Dalle Luche. 

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