I beffati dal decreto Ristori: chi non vedrà nemmeno un euro

Se i bar in media riceveranno un ristoro di circa 2.941 euro, se un cinema potrebbe arrivare a 17.667 euro, c'è anche chi resta all'asciutto

Sono scattate già da ieri da oggi le norme del decreto Ristori. Il provvedimento è stato pubblicato in una edizione straordinaria della Gazzetta Ufficiale e attraverso i codici Ateco, le 53 categorie che otterranno i nuovi contributi a fondo perduto.

Se i bar in media riceveranno un ristoro di circa 2.941 euro, se un cinema potrebbe arrivare a 17.667 euro, se per una piccola palestra il beneficio sarà invece attorno ai 4.050 euro, c'è anche chi altro non può fare che asciugarsi le lacrime e sperare che la stretta non duri a lungo. Perché non vederà un euro. Zero.

Chi sono tutti gli esclusi dal decreto ristori

Come racconta Rosaria Amato su Repubblica, "in alcuni casi si tratta di categorie affini a quelle “ristorate”, il cui codice Ateco però non rientra tra quelli indicati dal decreto: le macchine per la distribuzione automatica, i servizi mensa, i bar dei centri ricreativi come i circoli Arci o Acli, le lavanderie industriali, le scuole di danza".

Alcune categorie sono state proprio ignorate: dai commercialisti agli agenti di commercio, fino ad arrivare ai consulenti del lavoro che, e non può essere una sorpresa, lamentano cali fortissimi di fatturato. E poi ci sono le colf, che rischiano di nuovo massicci licenziamenti: "le famiglie hanno paura di farle lavorare, in questo momento".

Gli “esclusi” possono ancora sperare che in Parlamento la loro posizione venga nuovamente discussa. "In queste ore stiamo lavorando per garantire ristori dignitosi anche alle attività dei centri culturali e ricreativi - spiega Stefano Lepri, responsabile Terzo settore della segreteria Pd -. Al momento sono infatti previsti per i soli operatori con partita Iva".

Crisi Coronavirus: Conte presenta il Dl Ristori

Dario Bruni, delegato alle relazioni sindacali di Confartigianato, chiede che "le parole d'ordine siano velocità e zero burocrazia. Gli imprenditori devono poter contare su risorse certe, erogate in tempi rapidi".

Fuori anche la ristorazione collettiva, colpita dal ricorso allo smart working, che ha di fatto smantellato le mense aziendali, e dallo stop alle scuole, che ha fermato anche la fornitura di pasti per le classi a tempo pieno.

Restando nel settore della ristorazione fuori dai codici Ateco del decreto ristori anche le dimore storiche e le imprese che organizzano eventi, congressi e matrimoni.

Nel settore turismo esclusi gli autobus turistici. Anche le lavanderie industriali non sono comprese tra i destinatari degli aiuti. E molti lavoratori tremano al pensiero di un eventuale lockdown.

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