Coronavirus, le conseguenze della maxi manovra: debito di 43.100 euro a testa, neonati compresi

Lo calcola il Sole 24 Ore. Il debito pubblico salirà al 155,7% del Pil: sono 2.600 miliardi di euro

L’effetto combinato di recessione e spinta al deficit per gli interventi urgenti previsti dal Governo a causa dell'emergenza Coronavirus, porterà il debito pubblico al 155,7% del Pil.

Il debito arriverà così a quasi 2.600 miliardi di euro, con un aumento di oltre 190 miliardi rispetto allo scorso anno. Lo scrive Il Sole 24 ore.

La conseguenza è che, di decreto in decreto, tra manovre e correzioni, ogni fiorentino, ogni toscano, ogni italiano diventa debitore di 43.100 euro. Neonati compresi.

Il risultato, invece, è che per riavvicinare la media dell’area euro, l’Italia dovrà impiegare almeno un decennio, a colpi di “congrui surplus di bilancio primario”.

Ad alimentare il deficit, spiega il quotidiano di Confindustria, sarà prima di tutto la cassa integrazione: la proroga dell’ammortizzatore reso quasi universale dal “decreto Marzo” costerà 13 miliardi, e sarà affiancata da 7 miliardi per concedere per due mesi l’indennità rafforzata a 800 euro ad autonomi e professionisti.

Al rafforzamento della Naspi serviranno invece 1,3 miliardi, che estenderanno il sussidio anche a colf e badanti, in un elenco della spesa che riduce però ai minimi termini il reddito di emergenza (1,5 miliardi invece dei 3 annunciati dalla ministra del Lavoro Catalfo) e il pacchetto famiglia (500 milioni).

Il conto della maxi-manovra anticrisi (prevista per fine aprile), la più grande della storia repubblicana, sta dunque salendo. Con un deficit aggiuntivo che sarà di 55 miliardi, cioè il 3,3% del Pil, con una ricaduta dell’1,4% del Pil sul 2021, e un fabbisogno che dovrebbe superare addirittura i 161 miliardi.

Questo il colpo inferto dal Coronavirus a un quadro di finanza pubblica che negli anni scorsi non era riuscito a far cambiare direzione al debito. E che oggi, per contrastare un crollo dell’economia che si porta via oltre 20 miliardi di entrate fiscali, può contare solo sul disavanzo e su contromisure europee tutte da costruire (e da digerire, come nel caso del Mes).

In queste condizioni, conclude il Sole 24 ore, lo sforzo da mettere in campo è straordinario, perché 160 miliardi abbondanti di fabbisogno non conoscono precedenti nella storia italiana, come nessun precedente si incontra per 55 miliardi di deficit attivati in un colpo solo.

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La manovra Amato del 1992, per tornare ad altri periodi bui, fu di circa 45 miliardi. Il deficit, 10,4%, è esattamente quello del 1992, mentre la caduta del Pil dell’8% è un inedito per l’Italia repubblicana.

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