Economia

Pandemia e crisi economica, il centro chiude: "Un'attività su due a rischio, gravi responsabilità politiche" / FOTO

Scenari foschi prospettati da Confesercenti e Confcommercio: "Molti sono ancora aperti perché chiudere costa troppo, ma stanno solo accumulando debiti"

Basta camminare in centro per rendersi conto di quante attività commerciali siano a rischio di fine vita. Se è vero che adesso quasi tutti i bandoni sono abbassati a causa della zona rossa, sono però tanti i cartelli di 'vendesi' o 'affittasi', a sottolineare quante realtà siano sull'orlo della resa, oltre a quelle già chiuse definitivamente.

I gridi d'allarme si ripetono. La pandemia ha messo in ginocchio l'economia e ancora di più ne risente il centro storico di una città d'arte come Firenze, per anni costruita intorno al turismo di massa, tanto che i negozi in periferia hanno retto meglio l'urto della crisi.

Secondo Confesercenti e Confcommercio sarebbero circa 4mila le imprese fiorentine sull'orlo del fallimento.

"Nel 2020 quasi 350 imprese hanno già chiuso. Il rischio è che facciano la stessa fine un terzo delle altre attività. Ma le chiusure non avverranno subito, la maggioranza cercherà di tenere ancora aperto. Ci sarà una grande quantità di passaggi di gestione, soprattutto quando finalmente potremo ripartire un po' e finiranno le restrizioni. Poi però dovranno arrendersi", spiega Claudio Bianchi, presidente di Confesercenti Firenze.

"In sostanza - prosegue Bianchi -, vedremo moltissime 'aziende zombie', aperte ma di fatto destinate a chiudere. Resteranno aperte perché le attività saranno svendute, c'è chi le comprerà o chi proverà a prenderle in gestione. Ma dopo due o tre passaggi di proprietà sono destinate a morire nel giro di qualche anno".

Uno scenario fosco, quello che dipinge il presidente di Confesercenti. "C'è chi tiene aperto solo perché chiudere costa. Bisogna liquidare i fornitori, pagare i consulenti, versare i Tfr ai dipendenti. Per questo in molti continuano a tenere aperto, anche se questo comporta solo un accumulo di debiti".

Altro pericolo, come più volte messo in evidenza dalle varie associazioni di categoria, è che grandi capitali stranieri arrivino in città ad acquistare attività storiche, a prezzo stracciato.

"Certamente servono nuovi e più consistenti aiuti economici per le attività che non hanno potuto lavorare, assieme ad una riforma delle leggi sulle procedure fallimentari. In caso contrario, nel giro di tre o quattro anni vedremo chiudere tra il 30 e il 40% delle attività", conclude Bianchi.

Ancora più fosco lo scenario delineato da Aldo Cursano, presidente di Confcommercio Firenze. "In centro storico sparirà un'attività su due. Le aziende sono state chiuse e 'fatte morire per decreto', di questo la politica ha e avrà sempre una grave responsabilità storica. Ci avviamo a perdere la seconda Pasqua, un danno economico incalcolabile. Eppure ormai il 'nemico' lo dovremmo conoscere, è chiaro che le strategie di contrasto alla pandemia messe in atto sono state fallimentari", attacca Cursano.

"E' ovvio che ci vogliano veri aiuti economici e non 'mancette'. Noi però siamo abituati a vivere di lavoro e quello che vogliamo è la riapertura. In sicurezza, rispettando tutti i protocolli, ma riaprire. I costi vivi, gli affitti, le bollette, le assicurazioni e gran parte delle spese sono rimaste e l'economia cittadina di Firenze, che vive di turismo internazionale, non si riprenderà prima di due o tre anni. Per questo tanti grandi marchi stanno chiudendo, perché sanno che restando aperti avrebbero più costi che benefici per anni".

"E' necessario - chiede Cursano -, riaprire immediatamente, in sicurezza e vaccinando 24 ore su 24, proteggendo le categorie a rischio ma facendo vivere l'economia. Del resto siamo di nuovo chiusi praticamente da novembre, senza avere risolto nulla: ovvio che non è stata una buona strategia. Ripeto - conclude il numero uno della Confcommercio fiorentina -, la responsabilità storica di queste decisioni politiche di 'uccidere le aziende per decreto' è gravissima e peserà sul futuro dell'economia fiorentina ed italiana, fatta di piccole e piccolissime realtà che rischiano ora di finire in mano alla speculazione di ogni genere".

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