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Martedì, 7 Dicembre 2021
Economia

Caro vecchio posto fisso: l'assalto dei 10mila alla Fortezza, ma i posti sono poche decine

Giovani e meno giovani, donne e uomini provano a entrare in Comune e Città Metropolitana. C'è chi ha già provato concorsi in tutta Italia

Caro vecchio posto fisso. Di questi tempi, con salari da fame e precariato che ha messo in ginocchio una generazione, è un miraggio per molti.

E così in questi giorni alla Fortezza da Basso, dove si svolgono i concorsi per entrare in Comune e Città metropolitana, arriveranno oltre 10mila persone da tutta Italia. Per una miseria di 75 posti in tutto.

Le prime prove, con due sessioni al giorno, si sono già svolte.

"Ho 29 anni e una laurea magistrale in storia dell'arte. Il mio futuro lo decideranno le crocette su trenta domande. E' un terno a lotto", dice Laura, 29 anni, di Trapani ma da tempo di stanza a Firenze, in attesa della prova di questa mattina su una panchina vicino alla fermata della tramvia.

"Di concorsi ne abbiamo già provati tanti. A Roma, a Carpi, a Milano. In alcuni siamo entrati in graduatoria, ma continuiamo a partecipare ad altri", le fanno eco Veronica e Francesco, entrambi napoletani 33enni, lui laureato in biotecnologie mediche e lei in economia.

Tanti, sparpagliati nel piazzale antistante la Fortezza, addentato un panino nervosi e non rispondono: "Mi scusi, sfrutto questi ultimi minuti per ripassare".

"Non le dico il nome perché dove lavoro non sanno nulla. Lavoro già nel pubblico, in un comune qui vicino, ma tento il salto dall'inquadramento B al C", dice una donna sui 50 anni, occhiali da sole e sguardo fitto su un quadernone di appunti.

"Del resto - aggiunge -, già mi impiegano per funzioni di livello più alto, per le quali dovrei guadagnare ben di più. Se passo, mi trasferisco volentieri a Firenze".

Molti, intorno alle 13 sono già in piedi, in fila, in attesa della 'chiamata' delle 14. Giovani e meno giovani, donne e uomini, un esercito che la dice lunga sulla fame di lavoro. Spicca un ragazzone di 45 anni, lucano. Anche lui preferisce non dare il nome.

"Perché lavoro in una multinazionale, in Irlanda, da anni. Dovrei essere in ferie e non si sa mai. Là lavorativamente la situazione è migliore, c'è un salario minimo dignitoso, l'economia ora gira e non è per nulla male. Ma mi manca troppo l'Italia, per questo sono tornato a far concorsi. A quello di Roma eravamo 90mila", ci dice l'uomo, diplomato come ragioniere informatico.

E' tra i più rilassati. Per lui nessun appunto, libro o quaderno tra le mani. "Beh, io un lavoro dopotutto ce l'ho. Quello che mi dispiace - sospira -, è vedere che tanti ancora dovranno fuggire all'estero". Domani poi sarà un altro giorno, e un altro concorso.

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