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Economia

Azienda di Firenzuola sposta la produzione in Emilia: 82 posti a rischio

Mercoledì sciopero e presidio davanti alla Ing. O. Fiorentini. Il sindaco: “Sarebbe un dramma”

Prima la cassa integrazione a luglio per un calo momentaneo di ordini, adesso la volontà di chiudere entro la fine del 2024 lo stabilimento di Firenzuola. Un annuncio shock per gli 82 dipendenti della Ing. O. Fiorentini, azienda di macchine spazzatrici industriali e lavapavimenti, che concentrerà la produzione al di là dell’Appennino, a Castel San Pietro Terme in provincia di Bologna. Un trasferimento per motivi economici, giustificato con il costo troppo alto dei trasporti causati dalla carenza della viabilità, aggravata dalle frane causate dalla recente alluvione. Ieri, al termine dell’assemblea sindacale nel sito di Piancaldoli, i lavoratori hanno dichiarato lo stato di mobilitazione, con sciopero per l’intera giornata di domani e quattro ore di presidio, dalle 8 alle 12, davanti ai cancelli.

Promesse non mantenute

“Eravamo stati rassicurati sul ruolo centrale e indispensabile dello stabilimento piancaldolese. Oggi, senza neanche presentare un piano industriale, la Ing. O. Fiorentini tira uno schiaffo alle promesse fatte tre mesi fa con una decisione incomprensibile che andrebbe a mortificare ancor di più un territorio già colpito dalle alluvioni di maggio”, dicono Fiom Cgil e Rsu in una nota, in cui sottolineano il clima “di incredulità, rabbia e di senso di abbandono da parte della proprietà”, dei lavoratori, “che si trovano a vedersi sfilare da sotto i piedi uno stabilimento che qui produce e qui ha le sue radici da oltre 30 anni”, come voluto dal fondatore, l’ingegner Osvaldo Fiorentini, di origini piancaldolesi, scomparso nel 2012.

Le reazioni

“La perdita di oltre 80 posti di lavoro in un territorio come quello di Firenzuola sarebbe un dramma - commenta il sindaco Giampaolo Buti - Abbiamo parlato col direttore amministrativo, nei prossimi giorni ci confronteremo con l’azionista di maggioranza, Alessandro Fiorentini, puntando anche sul valore affettivo, sperando di farlo tornare sui propri passi e in parallelo chiederemo un tavolo di crisi in Regione. Sappiamo che la delocalizzazione non è una chiusura, ma è evidente che fare il pendolare per decine e decine di chilometri non è per tutti (tra Firenzuola e Castel San Pietro Terme ci sono circa 60 km di distanza). Non possiamo permetterci una perdita del genere in territori già a rischio spopolamento. Oltretutto abbiamo fatto i salti mortali per ripristinare la viabilità nella parte toscana e ci siamo dati da fare anche sull’altro versante con la Città metropolitana di Bologna, per consentire il proseguimento delle attività lavorative. Speriamo che questi sforzi non siano stati vani”. Sulla stessa linea anche il gruppo di opposizione Lista civica Bene comune che chiede alla popolazione di Firenzuola di mobilitarsi in difesa dello stabilimento e, contemporaneamente, l'attivazione di un tavolo di crisi aziendale che coinvolga le istituzioni (Comune, Unione Comuni Mugello, Metrocittà, Regione Toscana e Regione Emilia Romagna) “Non possiamo accettare una scelta così drastica di chiudere la fabbrica, una realtà economica così importante che dà lavoro direttamente a oltre 80 dipendenti più l’indotto”.

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