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Benzina: dopo le promesse elettorali, la stangata. Ma ai gestori va poco e nulla: “Difficile campare”

Il governo non ha prorogato gli 'sconti' del governo Draghi: benzina e diesel volano sopra i 2 euro al litro

Le promesse elettorali sono una bella cosa, la realtà è un'altra. Quale che sia il motivo addotto, e al di là di tutte le giustificazioni messe innanzi, è un dato di fatto che il 2023 è partito con una stangata, quella del prezzo della benzina.

Il governo Meloni non ha infatti confermato gli 'sconti' sulle accise decisi dal governo Draghi e così è scattato con lo scoccare del nuovo anno un aumento di 18 centesimi al litro (in autunno era già scattato un aumento di 12 centesimi, a causa della fine del primo 'sconto').

Sui social, manco a dirlo, rimbalzano i video di Meloni e Salvini che, prima di andare al governo, promettevano fuoco e fiamme per abbassare subito, dall'oggi al domani, quello che di fatto veniva bollato come un furto legalizzato: le accise. Arrivati al governo, la musica è cambiata.

Aumenti dunque, in tutta Italia ovviamente, con benzina e diesel che anche a Firenze in molti casi hanno superato il muro dei 2 euro al litro. Ad esempio al distributore all'inizio di via Bolognese, poco dopo la rotonda di 'Villa Triste'.

“I prezzi non li decidiamo mica noi. Sono le compagnie petrolifere a farlo e variano da un distributore all'altro”, spiega Francesco Degli Innocenti, gestore dell'impianto IP. “Per noi ad ogni modo - prosegue -, il margine di guadagno non cambia di una virgola. A me arrivano circa tre centesimi lordi al litro di guadagno, che netti sono due”.

Una realtà complicata. “Se va bene arrivo a mettermi in tasca 1.500 euro al mese, lavorando dieci ore al giorno - prosegue -. E si campa grazie a servizi aggiuntivi come l'autolavaggio, perché di sola benzina oggi è impossibile. Basta guardare a quanti chiudono”.

Altri gestori in città non hanno nemmeno voglia di commentare. “Mi fa rabbia l'ignoranza di chi dice che ci guadagniamo noi”, dice uno in zona Rifredi. Un ex gestore, a Novoli, ha cambiato vita: “Ora sono dipendente (nello stesso distributore, ndr). Molti meno problemi. Sono più tranquillo e non ho beghe, ma è davvero un mondo alla rovescia quello dove è meglio essere dipendenti che gestori”.

In via Baracca, ad un altro IP, il titolare dell'impianto è un'istituzione nel quartiere. Ogni cinque minuti qualcuno si ferma a salutarlo. Sulla pettorina ha fatto aggiungere pure la scritta 'Boss'.

“Siamo qui dal 1961. Prima mio padre Giovanni, adesso io”, dice Natale Menchetti. “E' vero che c'è poco margine di guadagno, ma conta tanto anche la il sacrificio e la capacità di offrire buoni servizi al cliente. Adesso gestisco quattro distributori. L'ultimo, sulla Bolognese, a Montorsoli, l'ho portato da una vendita di 300mila litri l'anno ad oltre un milione”, sottolinea orgoglioso.

Mentre parla si ferma, dopo un tassista, anche una signora distinta, Ada Quattrocchi. E' la vedova di Mauro Marconi, che nel '61 aprì l'impianto con Menchetti padre, quando ancora era BP, British Petroleum: “Altri tempi”. E anche un'altra storia.

Oggi quella da raccontare è che la benzina costa molto, moltissimo, anche se tra servito e self service i prezzi arrivano a variare fino ad un arco di 20-25 centesimi al litro. Ma resta comunque una stangata. Non bastasse, è scattato anche il solito aumento del pedaggio autostradale.

Manca qualcosa? A dirla tutta sì. Pare che in Europa, a differenza che in Italia, un minimo di aumento salariale esista, ma i banchieri della Banca Centrale di Francoforte sono preoccupati: la crescita degli stipendi aumenterebbe l'inflazione, dicono. Questione antica. Meglio campare con due lire al mese dunque. Noialtri, ovviamente, perché lassù di questi problemi non ne hanno. Un grande benvenuto all'anno 2023, iniziato come gli altri.

FOTO - Stangata per benzina e diesel, volano sopra i 2 euro

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