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Firenze, caro il mio ristorante: "Conti aumentati tra il 10 e il 20 per cento" / VIDEO

Lo chiarisce la Confesercenti. L'Aduc: “Ci sono arrivate segnalazioni per prezzi ingiustificati”

Speso tanto, speso poco, speso il giusto. Il dibattito su quanto si spende nei ristoranti è all'ordine del giorno in ogni parte d'Italia. E Firenze non fa eccezione. Al di fuori del migliaio di posti dove si può mangiare qualcosa nel centro storico, è facile trovare persone molto contente come qualcuno che si aspettava di spendere qualcosa meno. Per cercare di capire quanto sia aumentato il conto, siamo andati direttamente alla fonte.

Aumenti tra il 10 e il 20 per cento

“Gli aumenti sono stati tra il 10 e il 20 per cento – spiega Franco Brogi, presidente di Fiepet Confesercenti Firenze - dovuti all'aumento delle materie prime e dell'energia che è quasi il doppio del pre-covid. Come c'è stato un aumento del carrello della spesa per le famiglie, c'è stato anche per i locali pubblici. Quindi c'è stato e ci potrà essere un adeguamento dei nostri listini”. Alle parole di Brogi fanno seguito quelle di un ristoratore molto conosciuto in città. “Dal punto di vista della ristorazione gli aumenti non sono stati nemmeno tantissimo – osserva Stefano Cambi dell'Antico Ristoro di Cambi a San Frediano – e devo dire una cosa. Se guardiamo da quando c'era la lira ad ora, io posso dire che prima facevo la bistecca 60mila lire al chilo e fino al maggio di quest'anno 45 euro. Ora è 50. Sul nostro prodotto principale quindi ho fatto un 10 per cento di aumento. Come hanno fatto la maggior parte dei miei colleghi. Poi ci sono alcune attività che potrebbero aver aumentato i prezzi in modo sproporzionato ma va detto che il consumatore prima di sedersi e ordinare può consultare un listino prezzi. Quindi è tutelato e informato”.  

Segnalazioni dei consumatori anche a Firenze

Stando a quanto riferisce Vincenzo Donvito Maxia presidente dell'Aduc, associazione per i diritti degli utenti e consumatori, in una estate dove si è parlato di casi che hanno fatto clamore come i soldi addebitati in più per il taglio del toast o del piattino in altre località italiane, anche a Firenze sarebbero giunte segnalazioni di aumenti o pagamenti ingiustificati. “Ci sono arrivate segnalazioni e lamentele anche qua a Firenze – spiega – per cose non previste nel menù, che sono state chieste e offerte dal ristoratore con prezzi diventati un qualcosa che non si aspettavano. Il grosso problema è che la maggior parte di questi episodi, più o meno eclatanti che rimbalzano da una cronaca all'altra, si verificano nei ristoranti frequentati da turisti dove i ristoratori sono interessati fino a un certo punto alla fidelizzazione del cliente perché questo passa, dorme a Firenze al massimo un paio di sere e va via. Quindi non è che ci sia chissà quale informazione perché le fregature riguardano essenzialmente i turisti. Nel caso avvengano comunque si consiglia di chiamare la municipale e segnalare il fatto alle associazioni dei consumatori perché si sappia”. 

Il problema dei contratti

Nel mondo della ristorazione e del turismo fiorentino, ci sarebbe un problema coi contratti dei lavoratori. Se è vero che ci sono stati aumenti sul conto per i clienti, questi non avrebbero toccato il portafoglio di chi ci lavora.  “Siamo intervenuti più volte – spiega Maurizio Magi, segretario di Filcams Firenze - denunciando le condizioni di chi lavora in questi settori e che ha il contratto scaduto da 2 anni. Ad aprile dell'anno scorso i dati nazionali dell'ispettorato del lavoro spiegavano che solo un quarto delle aziende del settore turistico è regolare. Abbiamo analizzato questi dati ed è venuto fuori che nel 2022 nella provincia di Firenze sono stati fatti 270mila avviamenti a lavoro ma solo il 12,6 per cento di questi era a tempo indeterminato. Si parlava di contratti a termine, somministrazione e contratto a chiamata. Analisi impietose con dati che riuscivano a peggiorare nel centro storico. Nel perimetro del patrimonio Unesco i contratti a tempo indeterminato fatti nel 2022 scendevano al 9 per cento del totale”. Dati che andrebbero a cozzare col giro di affari. “È un modello di sviluppo, quello basato sul terziario debole, che produce da un lato povertà e precarietà – chiarisce Magi – Ed è paradossale se pensiamo che nello stesso 2022 a Firenze si sono registrati 3 miliardi di consumi turistici. E tutta questa ricchezza si capisce che non viene redistribuita. Finisce nelle tasche dei datori di lavoro e della rendita immobiliare, un modello sbagliato che bisogna superare”. 

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