menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

La finocchiona: storia e curiosità del salame dei furbi

Regina del tagliere e ripieno goloso per un buon panino, questo salume nasconde anche una storia antichissima e curiosa

Alcuni la chiamano “sbriciolona”, i senesi preferiscono la variante “finocchiata”, mentre la sua paternità è oggetto di contesa tra Campi Bisenzio e Greve in Chianti.  

Al di là delle discussioni terminologiche e la storia delle origini, il suo sapore non cambia. La finocchiona, insaccato di carne di maiale, è una delle componenti fondamentali dell'antipasto toscano. 

Un insaccato medioevale

Regina del tagliere e ripieno goloso per un buon panino, la finocchiona viene realizzata con parti scelte del maiale, che vengono macinate insieme, miscelate con vino rosso e infine trattate con sale, pepe, finocchio e aglio. Un gusto sopraffino che richiede una stagionatura di circa 5 mesi.

Oltre ad un sapore unico, la finocchiona possiede anche una storia antichissima e curiosa, che comincia addirittura in epoca medievale. Si dice che a quel tempo, periodo di immobilismo e dunque di scarsi commerci, il pepe venisse spesso sostituito con i semi di finocchio, più facili da reperire e soprattutto meno costosi, perfetti per coprire il deterioramento della carne grazie al loro aroma tutto particolare.

Non lasciatevi "infinocchiare"

Secoli dopo, i contadini continuarono a sfruttare questa proprietà dei semi di finocchio, aggiungendoli nella preparazione degli insaccati. E quando i nobili fiorentini venivano nelle campagne per acquistare il vino novello, i contadini erano soliti farglielo assaggiare insieme a un piatto di finocchiona, ingannando il palato e convincerli così ad acquistare il loro prodotto. 

Nel Chianti esiste ancora un vecchio proverbio su questa abitudine: “come gli abili parrucchieri sono capaci di far sembrare piacente anche la donna più brutta, così l’aroma della finocchiona è capace di camuffare il sapore anche del più imbevibile vino”.

Non a caso il verbo “infinocchiare” nella lingua italiana è divenuto sinonimo di inganno e raggiro ai danni di qualcuno.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
social

Galleria degli Uffizi e Palazzo Pitti: ecco quando riaprono

Ultime di Oggi
  • Cronaca

    Casi coronavirus: 520 nuovi casi positivi e 21 decessi

  • Sport

    Nuovo stadio: vertice a tre in Palazzo Vecchio

Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

FirenzeToday è in caricamento