Carabaccia di primavera, la zuppa di cipolle toscana

L'antenata della zuppa di cipolle importata da Caterina de’ Medici alla Corte di Francia con l'aggiunta dei piselli

  • Categoria

    Primo
  • Dosi

    4 persone

4 cipolle grandi
2 gambi di sedano
2 carote
brodo di carne (chi è vegetariano può utilizzare il brodo di verdure)
pane toscano raffermo
parmigiano grattugiato
olio extravergine d’oliva, sale e pepe
400 gr. di piselli lessati e 4 uova

Procedimento

Tritare a pezzetti cipolle, sedano e carote e cuocerle in un tegame (meglio se di coccio) con ½ bicchiere d'olio, sale e pepe per circa 1 ora a pentola coperta. Rimestare spesso e non aggiungere acqua in quanto sarà sufficiente quella delle verdure.

Abbrustolite 4-8 fette di pane e sistemarle nelle scodelle. Versare la carabaccia e spolverate con abbondante parmigiano grattato. 

A fine cottura aggiungete i piselli già lessati e in parte passati al setaccio. Chi vuole può accompagnarla con un uovo in camicia.

La ricetta

La ricetta dello chef Paolo Gori, della trattoria Da Burde, della Carabaccia. Può essere considerata l’antenata della zuppa di cipolle importata da Caterina de’ Medici alla Corte di Francia e diventata poi famosa come “soupe à l’oignon”. Il nome sembra che derivi dal greco “karabos”, che significa barca a forma di guscio, forse a ricordare la forma della zuppiera. A partire dal 1500 viene riportata più volte nei ricettari col nome di “carabazada”.

In primavera veniva arricchita e ingentilita con una manciata di piselli e sovente servita con uova in camicia, quasi un piatto uncico ma che contiene in sé tutti gli elementi del pranzo di Pasqua, le primizie dell’orto, le uova e il formaggio.


 

La ricetta dello chef Paolo Gori, della trattoria Da Burde, della Carabaccia. Può essere considerata l’antenata della zuppa di cipolle importata da Caterina de’ Medici alla Corte di Francia e diventata poi famosa come “soupe à l’oignon”. Il nome sembra che derivi dal greco “karabos”, che significa barca a forma di guscio, forse a ricordare la forma della zuppiera. A partire dal 1500 viene riportata più volte nei ricettari col nome di “carabazada”.

In primavera veniva arricchita e ingentilita con una manciata di piselli e sovente servita con uova in camicia, quasi un piatto uncico ma che contiene in sé tutti gli elementi del pranzo di Pasqua, le primizie dell’orto, le uova e il formaggio.


 

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