Via Cavour, gli esercenti: "La 'desertificazione'? Partita ben prima del Covid"

Una strada considerata da tutti "decaduta", tornata al centro delle cronache dopo la 'minaccia' di chiusura del Gran Caffè San Marco

Mario Bartolomei Mecatti, titolare del bar pasticceria Ciapetti

Chi avesse percorso a piedi venti anni fa via Cavour e via Martelli, fino al Duomo, e ci tornasse oggi, non le riconoscerebbe. Al posto di negozi storici, librerie, negozi di dischi, ci sono bandoni abbassati, fast food, chincaglieria, attività di somministrazione sorte come funghi.

In questi giorni la storica via è tornata alla ribalta delle cronache solo perché l'ennesima attività di peso, il Gran Caffè San Marco, aveva minacciato la chiusura.

"L'area si è desertificata, piazza San Marco e via Cavour sono diventate solo un crocevia di autobus. Il coronavirus è stato il colpo di grazia, chiudiamo", le parole di Gualserio Zamperini, il titolare, nei giorni scorsi.

Parole che, rilanciate dalla stampa, hanno fatto rumore. Il sindaco Nardella è andato a trovare Zamperini nel suo locale ed assieme a numerosi assessori ieri ha ricevuto a Palazzo Vecchio la titolare di Dreoni Giocattoli, Laura Dreoni, presidente del Centro commerciale naturale del quartiere.

"Ma è un problema che parte da lontano. Se ne accorgono ora? Negli utlimi anni è stato portato tutto in periferia: l'università, il tribunale, gli Uffici della Corte d'Appello, quelli dell'Istituto Geografico Militare di via Battisti, solo per fare qualche esempio. Ci salvavamo con i turisti. Ora che non ci sono nemmeno quelli tirare avanti è sempre più dura", dice Mario Bartolomei Mecatti (in foto sopra) che nel 2002 ha rilevato lo storico bar-pasticceria Ciapetti.

"Non è solo colpa del Covid. Via Cavour è decaduta da tempo. Sono spuntati come funghi, ed è stato consentito che ciò accadesse, attività che vendono prodotti di scarsissima qualità. L'attrattività della zona è diminuita enormemente", aggiunge il titolare della Gioielleria Ancre, arrivato per prendere un panino.

Palazzo Vecchio ha promesso una serie di interventi. "Da subito dovrebbero iniziare alcuni eventi settimanali. Mercatini di artigianato, di piante o fiori. Così ci han detto", dice Laura Dreoni, titolare dell'omonima storica attività, aperta quasi un secolo fa, nel 1923. Anche questa colpita duramente dalla crisi innestata dal coronavirus.

"A noi non va male perché vendiamo tanto on line, ma certo negli ultimi 15 anni qui è cambiato tutto", dicono dalla 'Casa della stilografica', dove si trovano penne dai 18 euro fino ai 15mila.

"Guardi la biblioteca Marucelliana, qui di fronte - dice ancora Mecatti -. Il Covid c'entra poco. Ormai era deserta anche prima. Quando ho rilevato l'attività era piena fin dalle 9 di mattina di studenti a studiare. Se ne accorgono ora?".

"Pago 3mila euro d'affitto per il locale (e qui si aprirebbe l'eterna questione della 'rendita', ndr). Quanto resto aperto? Meglio non pensarci", conclude. Sono le 12 e in 'saletta' c'è un solo cliente, a mangiare un toast.

"Se il piano del Comune per rilanciare l'area funzionerà? Speriamo, qui serve l'ossigeno anche per arrivare solo al mese prossimo", chiosa Laura Dreoni.

I dettagli degli interventi che l'amministrazione vuole mettere in atto ancora non si conoscono, ma gli 'eventi' settimanali (mercatini ed eventi culturali vari) dovrebbero partire a brevissimo.

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A quanto pare si pensa anche a maggiori controlli per evitare il 'parcheggio selvaggio' e a installare, oltre che piante per abbellire l'ambiente, anche una serie di panchine (serve però l'ok della Soprintendenza). Nella speranza che quella boccata d'ossigeno arrivi.

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