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Cronaca Centro Storico / Piazzale degli Uffizi

I segreti della Venere di Botticelli

Capolavoro dell'arte rinascimentale, la Venere è uno dei simboli di Firenze nel mondo. Un quadro carico di bellezza e insolite curiosità

“Alessandro, chiamato all’uso nostro Sandro, e detto di Botticello”. Con queste parole Giorgio Vasari introduce nelle sue “Vite” la biografia di uno dei più grandi pittori del mondo. Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, meglio noto come Botticelli, nacque nel marzo del 1445 e morì il 17 maggio 1510, esattamente 505 anni fa.  

Quale sia l’origine del soprannome è presto detto, continua il Vasari: a causa del carattere inquieto, il giovane Sandro venne introdotto nella bottega di un orefice amico del padre, chiamato appunto il Botticello. Fu proprio grazie a questo mentore che egli scoprì il suo amore e talento per la pittura. Secondo altre fonti invece, il soprannome del maestro deriverebbe da quello inizialmente attribuito al fratello Giovanni, un nomignolo poi esteso a tutti gli uomini della famiglia Filipepi.

Tra i massimi esponenti del Rinascimento Italiano, Botticelli è stato un artista prolifico e innovativo, tanto che le sue opere divennero il simbolo incontrastato della cultura laurenziana, dove la Nascita di Venere occupa certo un posto di primissimo piano. Realizzata tra il 1482 e il 1485, il celebre quadro è oggi conservato al museo degli Uffizi. Sempre secondo il Vasari però, la tela venne dipinta per adornare le pareti della splendida Villa medicea di Castello dove a lungo rimase, per poi essere trasferita nel museo soltanto nel 1815. 

Ispirato sicuramente al componimento “Stanze per la giostra” di Poliziano, all’interno del quale il poeta celebra la vittoria di Giuliano de' Medici in un torneo del 1475, anche Botticelli, sempre secondo il gusto dell’epoca, riprende la figura di Venere, offrendole un ruolo assolutamente centrale. Il soggetto ritratto recupera il mito greco di Afrodite, dea dell’amore e della bellezza nata dalla spuma del mare fecondata dal seme di Urano, il più antico delle divinità elleniche, detronizzato ed evirato dal figlio Crono. Giunta sulla riva trasportata da un’enorme conchiglia, la divinità viene accolta da una personificazione delle stagioni (la Primavera), che vediamo intenta a porgerle un mantello. 

Dall’altro lato Venere è sospinta da due figure, forse il dio Zefiro e la ninfa Clori, dea dei fiori, sul punto di approdare forse sulla riva della Sicilia o di Porto Venere. Secondo alcune fonti il volto della divinità riprodurrebbe quello di Simonetta Vespucci, nobildonna rinascimentale di rara bellezza, morta a poco più di vent’anni, probabilmente originaria proprio di Porto Venere in provincia di La Spezia oppure di Genova. 

Ma qual è il vero significato della Venere di Botticelli? Tante sono le interpretazioni che sono state fatte nel corso dei secoli: il critico d’arte Argan suggerisce persino un’ottica mistico-religiosa, dove la genesi di questa splendida donna dal mare corrisponderebbe alla nascita dell’anima nell’acqua battesimale.

L’ipotesi più accreditata resta comunque quella di stampo neoplatonico, una rinnovata visione del mondo e dell'arte diffusa soprattutto grazie alla celebre Accademia Fiorentina, il base alla quale la nascita di Venere rappresenterebbe la nascita di una nuova filosofia e un rinnovato modo di concepire l’arte. In poche parole, una nuova humanitas, ovvero la forza vivificatrice dell’Umanesimo che si sostituisce al grigio Medioevo, riscoprendo la cultura greca e latina, restituendo all’uomo la sua centralità, immersa nella natura con i suoi quattro elementi. In una perfetta sintesi tra umano e divino, materia e spirito. 

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