Cronaca

All'asta l'area del centro sociale Next Emerson: “Non ce ne andremo, no a speculazione edilizia e villette” / FOTO

In vendita oltre 10mila metri quadri, gli occupanti: “Siamo un presidio di quartiere con palestra, biblioteca, sale prove, tango, concerti e spazi di socialità”

Dopo anni di burocrazia, la data è fissata. Il 13 luglio, base d'asta di 2,3 milioni di euro, saranno venduti gli oltre 10mila metri quadri della grande area di via di Bellagio, in zona Castello, dove da 15 anni è presente il centro sociale Next Emerson, storica occupazione cittadina passata negli anni, e sgomberata, prima da via Bardazzi, dove nacque nel 1989, e poi da via Niccolò da Tolentino, dove ora ci sono immobili residenziali.

Un'occupazione che utilizza due dei tre grandi capannoni lasciati dalla Cooperativa Unica, che nel 2006 comprò l'area, già abbandonata da tempo e dove avevano avuto sede alcune fabbriche, tra cui la Star Color che produceva vernici.

“La Cooperativa Unica l'acquistò per circa 200mila euro. Poi il Comune cambiò la destinazione d'uso da manifatturiero a residenziale. Un passaggio che consentiva la costruzione di nuove villette a schiera”, spiegano Carlo e Gino a nome dell'occupazione, in una conferenza stampa tenuta questa mattina al circolo Arci di Castello.

La cooperativa però fallì e l'asta, seguita dal curatore fallimentare, dovrebbe servire a ripagare i creditori. Nel frattempo l'occupazione si è ingrandita e ha portato avanti numerosi progetti.

“Siamo un presidio di socialità nel territorio, in un contesto e in una zona della città sempre più cementificata. Proprio qui accanto, all'ex Cerdec (ex fabbrica di via Reginaldo Giuliani, ndr) sono in costruzione cento appartamenti, a due passi da storiche Ville Medicee e in una zona vincolata come patrimonio mondiale dall'Unesco”, proseguono i due.

Al Next Emerson, a parte il periodo della pandemia, sono attivi, tra le altre attività, una palestra popolare, una sala prove attorno alla quale gravitano una ventina di gruppi musicali, una biblioteca, una sala proiezioni, un laboratorio informatico, un corso di tango argentino molto partecipato e apprezzato, una pista per skate e bmx, tre sale concerti.

“Tutte attività autogestite e gratuite, attraverso un percorso di autorecupero materiale e di riutilizzo degli spazi in un'ottica - proseguono i due -, che esce dalle dinamiche commerciali”.

Il timore, ovviamente, è che nel momento in cui un privato acquisti l'area scatti lo sgombero. Con successiva edificazione. Nella brochure 'Invest in Florence', che il Comune ha redatto in passato per attrarre investitori, l'area di via Bellagio viene 'venduta' come ideale per costruirci villette, con 3.800 metri quadri di possibile residenziale.

“Dall'occupazione non ce ne andremo. In questi 15 anni siamo divenuti un punto fisso per il quartiere e chiediamo di poter restare e portare avanti le nostre attività, proseguendo nell'autogestione e nell'autorecupero”, chiedono gli occupanti, sottolineando anche la “necessità di salvaguardare un'area storica e ambientale di grande valore. Magari con nuovi spazi pubblici, invece dell'ennesima speculazione edilizia”.

"Il Centro Sociale ha un'assidua attività quotidiana, ospita decine di attività culturali e sociali ed è una risorsa per la città e il quartiere. Ha ospitato migliaia di concerti, spettacoli, proiezioni, festival oltre a portare avanti iniziative nel quartiere e ha intenzione di continuare a farlo. L'operazione che si vorrebbe effettuare sull’area di via di Bellagio è parte di quella logica che ha visto gettare milioni di metri cubi di cemento su Rifredi, Castello e sulla piana di Sesto", si legge nel documento stilato dall'assemblea.

In programma nelle prossime settimane diverse iniziative pubbliche per opporsi alla vendita. Tra le altre, sabato 19 giugno le attività del centro sociale si “sposteranno” in piazza Dalmazia per farle conoscere ai residenti e il giorno dell'asta, martedì 13 luglio, presidio in piazza Beccaria, davanti allo studio notarile dove potrebbero presentarsi i compratori. All'ingresso del centro sociale campeggia un'immenso striscione: 'Non tutta la città è in vendita'.

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