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Variante di valico, ribaltone in Cassazione: nuovo processo per lo smaltimento delle terre

Tornaranno davanti ai giudici i vertici dell'epoca di Autostrade e imprese costruttrici

Ribaltone in Cassazione. I giudici della suprema corte hanno annullato tutte le assoluzioni dei sedici imputati (più le imprese) nel processo di primo grado per presunti reati ambientali relativi alla realizzazione della variante di valico e della terza corsia autostradale, nel tratto compreso tra Firenze e Bologna.

Torneranno quindi in aula dinanzi alla corte d’appello, per effetto del ricorso "per saltum" (cioè evitando il secondo grado di giudizio) che la procura aveva inviato direttamente alla suprema corte, i vertici dell'epoca di Autostrade per l'Italia ma imprese costruttrici come Toto e Btp (quest'ultima è però 'defunta').

Variante di valico: finito lo scavo

Il processo ruota intorno a presunte irregolarità nello smaltimento delle terre di scavo prodotte dai cantieri per la terza corsia dell'A1 e in particolare, allo "smarino". Per la procura, l’uso di additivi e prodotti chimici necessari allo scavo rendono questo materiale un rifiuto che, dunque, come tale andava trattato, ovvero smaltito con procedure speciali.

Per i difensori, nessuna irregolarità in quel ’sottoprodotto’, una miscela di terre e rocce, e nessun reato nello smaltimento, anche laddove i materiali di risulta sono finiti in cave o torrenti. "Autostrade, nonostante l’annullamento delle assoluzione da parte della Cassazione, non è preoccupata - ha dichiarato a La Nazione l’avvocato Nino D’Avirro - perché siamo convinti della correttezza della gestione del materiale di scavo".

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