Cronaca

Vaccinata con lo Sputnik: "Niente green pass, il mio lockdown prosegue"

La giovane russa risiede a Firenze da 7 anni, si è vaccinata in patria a inizio estate per via della madre ospedalizzata. "Ho fatto il mio dovere ma come tanti altri cittadini stranieri sono rimasta vittima di questioni geopolitiche"

“Mi trovo in un limbo e non so come uscirne”. Elena, 27 anni, è originaria di San Pietroburgo e risiede da 7 anni a Firenze, dove si è laureata in Lettere. “Il mio limbo – spiega - è un tacito lockdown, lo stesso in cui sono piombate tutte le persone che si sono vaccinate ma sono sprovviste di green pass”. Perché è stato somministrato loro un vaccino non riconosciuto in Europa

Elena infatti non è né una 'no vax' né una 'no green pass'. Anzi. “Sul Coronavirus ho sempre pensato: appena posso mi vaccino. E così è stato – racconta -  a giugno sono andata in Russia per motivi familiari: mia madre che ha avuto il Covid, in forma grave, ed è finita in ospedale. Lì era in atto la terza o quarta ondata, la situazione era seria, ho preso un appuntamento e dopo una settimana mi sono vaccinata, con lo Sputnik. Non c'era il problema del green pass, ho pensato alla salute mia e a quella dei miei cari, punto. Poi ho fatto anche la seconda dose e ho ottenuto la certificazione, in russo e in inglese”.

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“Ho fatto lo Sputnik – sottolinea Elena - come tutti i russi e non solo, dato che pure a San Marino sono tutti coperti da questo vaccino. Non ho avuto reazioni avverse, nessun problema, nulla”. Il problema, piuttosto, si è rivelato un altro: “Sono rientrata in Italia a fine estate, in aereo, ritrovandomi con l'obbligo del green pass per accedere ai luoghi pubblici al chiuso e per evitare tante altre limitazioni”. 

“Ho fatto la mia quarantena fiduciaria a casa a Firenze – prosegue Elena -  poi ho sentito la mia dottoressa di base per capire il da farsi. Mi è stato spiegato che avrei dovuto rifare la vaccinazione qui. Però mi è stato anche detto che, a livello di studi, non si sa ancora cosa possa accadere con due doppie dosi di vaccini diversi e che comunque c'è da aspettare sei mesi per la nuova somministrazione”.

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Elena, di fronte al 'vuoto' di letteratura scientifica sulla duplice somministrazione di differenti vaccini, si intimorisce. E va alla Asl di via D'Annunzio per capire cosa può fare. “Mi rispondono che non si può fare niente, purtroppo. Che la mia, come quella di altri cittadini stranieri – altri russi, tanti cingalesi - che sono stati per lo stesso motivo lì all'Asl, è assurda. Ma le norme sono queste, senza validazione lo Sputnik, così come altri vaccini, non valgono. E ' come non essere vaccinati e dunque niente green pass”.

Così, ad Elena non resta che proseguire il lockdown di primavera o fare tamponi a sue spese ogni 48 ore. “Ciò che mi deprime e deprime tanti altri cittadini stranieri che si trovano in questa situazione – conclude – è che noi abbiamo fatto il nostro dovere, ci siamo vaccinati, per il bene nostro e della comunità in cui  viviamo. E perciò siamo rimasti vittime di giochini economici e geopolitici che facciamo davvero fatica ad accettare. Questa è un'ingiustizia”.                 

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