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Vacanze al mare ad ostacoli. E le piscine? Restano chiuse

Ricorso al Tar contro il provvedimento. Imprese di manutenzione aperte ma "al palo"

Le vacanze al mare. Sono in molti a chiedersi se e come quest'anno si potranno fare. Certamente non saranno le stesse, fra distanziamenti, misure di sicurezza, capienza e accessibilità delle spiagge. Fra prenotazioni obbligatorie e dubbi sulle attività concesse, una valida alternativa verso il caldo dell'estate in arrivo può essere quella delle piscine? Sì sulla carta, no nella pratica.

Una discussione è in corso ma il governo, ad ora, non ha deciso quando riaprire le strutture, nonostante gli esperti abbiano confermato che il coronavirus muoia con il cloro. Però il decreto varato ha riaperto le aziende che si occupano della realizzazione e della manutenzione. Un paradosso.

In pratica senza di loro non si scende in acqua. Ma è vero anche viceversa: con gli impianti chiusi queste aziende non lavorano. E quindi, nonostante abbiano potuto riprendere il loro lavoro, restano al palo.

"Le piscine ad uso pubblico sono chiuse ed il mercato delle piscine private non ci consente, da solo, la sopravvivenza", spiegano da Acquanet Associazione Piscine, l'Ente più rappresentativo degli esercenti, con una sede operativa anche a Firenze.

Una situazione che non potrà essere sostenuta a lungo: i dipendenti delle aziende del settore sono in cassa integrazione (che ancora non è arrivata), ma i costi di gestione aziendali sono tutti attivi. Così sta partendo il ricorso. 

Gli esercenti il settore piscine si sono associati all'associazione Giustitalia, che sta avanzando un ricorso davanti al Tar contro il dpcm del 28 aprile 2020, nel quale si chiede di disporre la riapertura degli impianti, visto il parere dei virologi sull'effetto del cloro. 

"Basta rispettare le regole sul il distanziamento, il problema si risolve sanificando, chiudendo gli spogliatoi o scaglionando gli ingressi - spiega Luigino Ingrosso di Acquanet - molte strutture si sono preparate e sono già pronte per partire, ma il governo per ora non ha stabilito date per la riapertura. Noi rappresentiamo anche gli impianti termali, che in Toscana sono un fiore all'occhiello".

"Parliamo di un settore che dà lavoro in tutto il paese a 100mila lavoratori stagionali - aggiunge - gli impianti pubblici vengono frequentati ogni anno da 4-5 milioni di italiani. In un momento del genere tenere chiuse le piscine, in vista dell'estate, può essere un ulteriore problema anche per le famiglie con bambini".

In tutta la Toscana sono molti gli impianti che si sono associati a questo ricorso, che sarà presentato la settimana prossima. A decidere sul decreto del governo sarà il Tar del Lazio, ma la sentenza, che arriverà presumibilmente entro una decina di giorni, varrà in tutta Italia.

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