Cronaca

Usura ed estorsione ai danni di imprenditore e figlia: arrestato 53enne legato alla 'ndrangheta

Situazione da incubo: per un prestito di 15mila euro chiesti indietro 80mila, la donna non mandava più i figli sullo scuolabus e l'uomo era fuggito all'estero

I militari del comando provinciale della guardia di finanza di Firenze hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip Antonella Zatini, nei confronti di un 53enne di origini calabresi per i reati di estorsione e usura aggravati dal metodo mafioso, ai danni di un imprenditore toscano e di sua figlia.

L’attività investigativa, condotta dal nucleo di polizia economico finanziaria delle fiamme gialle fiorentine e diretta dal dott. Eligio Paolini della direzione distrettuale antimafia, ha fatto emergere diverse attività di usura ed estorsione da parte del 53enne, ritenuto contiguo alla 'ndrangheta e in particolare alla ‘ndrina Bellocco di San Ferdinando (Reggio Calabria).

Le indagini da parte della guardia di finanza sono nate da altre indagini che coinvolgevano il 53enne, rinchiuso da novembre 2019 nel carcere di Teramo per altri reati legati al traffico di stupefacenti.

Secondo quanto emerge, nel marzo del 2016 l'imprenditore si sarebbe rivolto all'usuraio chiedendo un 'prestito' di 25mila euro per difficoltà economiche che attraversava.

L'usuraio, presentatogli da un conoscente, gliene avrebbe forniti 15mila, ma già pochi mesi dopo avrebbe chiesto indietro una somma di 25mila euro, da restituire in 'rate' di oltre 2mila euro al mese.

Qui sarebbero iniziate le grossissime difficoltà dell'imprenditore, che operava tra Firenze e Siena. Secondo quanto riferito alle fiamme gialle dall'uomo e dalla figlia, l'imprenditore sarebbe riuscito nei mesi successivi a restituire una somma di oltre 25mila euro tra contanti, gioielli, un orologio e un telefono. Ma nell'agosto del 2018 l'usuraio già avrebbe chiesto indietro una cifra di 80mila euro.

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A fronte delle reiterate gravi minacce per ottenere il pagamento delle somme richieste, che avevano generato un forte timore per l’incolumità propria e della figlia, l’imprenditore si era visto costretto anche a far acquistare alla figlia, attraverso un finanziamento personale, un’auto di pregio del valore di oltre 30mila euro, entrata di fatto nella disponibilità dell’usuraio. Operazione verificata dalle fiamme gialle, come anche la vendita di gioielli ad un Compro Oro da parte dell'imprenditore e una ricarica da 2.700 euro su una carta prepagata nella disponibilità dell'usuraio (l'imprenditore ha riferito anche di diversi 'pagamenti' in denaro contante).

La situazione per uomo e figlia era diventata sempre più insostenibile anche dal punto di vista psicologico, tanto che la donna aveva rinunciato a far andare i figli a scuola con lo scuolabus e fino alla decisione dell'uomo di trasferirsi all'estero. Poi, a fine 2019, il 53enne accusato di tali reati di usura ed estorsione è finito in carcere in Abruzzo. Assieme alla nuova ordinanza di custodia cautelare notificatagli, sono stati sequestrati anche due autoveicoli.

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