Uffizi: terminato il restauro del capolavoro di Botticelli / FOTO

Il lavoro sulla 'Pala di Sant'Ambrogio' è stato eseguito dall'Opificio delle Pietre Dure

E' un capolavoro del Botticelli, la 'Madonna con bambino e santi', raffigurato nella 'Pala di Sant'Ambrogio' che potrà essere ammirato in tutto il suo splendore agli Uffizi grazie al restauro eseguito dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Restauro terminato e presentato ieri alla presenza del direttore degli Uffizi Eike Schmidt.

Si tratta di un grande dipinto rimaneggiato profondamente fino alle fasi più avanzate di realizzazione, con interventi in alcuni casi visibili ancora oggi ad occhio nudo.

“Personaggi che cambiano posizione, una intera porzione del pavimento sostituita dalla pedana su cui poggia il trono della Vergine, la protagonista dell’opera, dita che scompaiono e persino occhi che, al contrario, appaiono in punti dove non dovrebbero essere, segnalando, evidentemente, modifiche delle posizioni e della postura dei personaggi”, come si legge nella nota stampa diffusa a seguito dell'opera di restauro.

Sono solo alcuni degli elementi che mostrano l’intenso tormento creativo del giovane Sandro Botticelli, durante la realizzazione di uno dei suoi primi grandi capolavori (nonché sua prima commissione di rilievo), la Pala di Sant'Ambrogio, raffigurante la Madonna con Bambino e santi, dipinto intorno al 1470, all'età di circa 25 anni.

La scoperta è stata effettuata all'Opificio delle Pietre Dure, dove la tavola si trovava dal 2018 in restauro. Sottoposta ad un'ampia campagna diagnostica, l’opera ha rivelato un numero sorprendente di ripensamenti sostanziali, sia nella fase della pianificazione del disegno, sia nella stesura pittorica, fatto questo, assai insolito per il periodo.

La maggior parte di questi cambiamenti sono emersi grazie al confronto fra radiografia e indagini riflettografiche: è stato così possibile visualizzare come Botticelli avesse, ad esempio, cancellato letteralmente un pavimento già strutturato tramite incisioni e dipinto nei dettagli, per sostituirne la parte centrale con una pedana per innalzare la figura della Vergine Maria.

Ma non solo: il Bambino, in braccio alla Madonna, durante il processo pittorico, cambia drasticamente posizione, come risulta visibile grazie all'individuazione in riflettografia, della prima impostazione degli occhi, collocati in posizione diversa e ruotata rispetto a quella definitiva, e ad una gamba che muta postura.

San Cosma, uno dei santi raffigurati, in origine guardava verso l'alto, come è evidente anche in questo caso dallo spostamento dell'occhio, differentemente orientato in origine, che riemerge 'dalle viscere' del quadro setacciate ancora una volta dalla riflettografia.

Con un ulteriore ripensamento, Botticelli decise successivamente di dare a questo personaggio un altro tipo di atteggiamento e dunque, nella versione ultimata, San Cosma, invece di essere rivolto verso la Vergine, tiene la testa più in basso e guarda verso lo spettatore.

Ci sono infine cambiamenti talmente tardivi, da essere stati eseguiti durante la fase di completamento del dipinto, e quindi impossibili da mascherare del tutto: sono quelli che risultano oggi visibili anche ad occhio nudo. 

È di nuovo San Cosma a non convincere il dubbioso Botticelli. La sua veste, nella versione precedente, lo collocava spostato all'indietro, verso sinistra, e l'alone del suo diverso collocamento, non del tutto cancellato, è visibile ancora oggi all'osservatore attento. 

Ancora più macroscopici sono gli interventi sulla Santa Caterina d'Alessandria, raffigurata in piedi all’estrema destra della pala: in questo caso Botticelli le 'cancella' letteralmente un pollice (facendolo scomparire sotto un lembo del manto), ma, come per la veste di San Cosma, il 'fantasma' del dito si può vedere ancora oggi. Lo stesso, sia pure in modo lievemente meno riconoscibile, avviene per la punta del mignolo della stessa mano, che il pittore fiorentino decise di 'accorciare' a dipinto pressoché finito. 

Infine, l'elemento senz'altro più curioso: un paio di occhi misteriosi, incisi sulla tavola, individuati a metà altezza della figura della Santa Caterina, nell'area centrale della sua veste.

Perché si trovano lì? Risposte certe al momento non ci sono, ma una delle ipotesi è che Botticelli potesse avere inizialmente immaginato la Santa in posizione inginocchiata, ripensandoci però quasi subito e stabilendo invece di rappresentarla in piedi.

Gli occhi potrebbero dunque essere il lascito di questa iniziale, poi abbandonata, impostazione. A dimostrarlo, c’è anche la perfetta sovrapponibilità tra le pupille incise sotto la veste con quelle dipinte sul viso di Santa Caterina nella versione finale, verificata concretamente sull’opera dagli stessi specialisti dell’Opificio.

La pala, che a partire dai prossimi giorni tornerà esposta permanentemente nella sala della Primavera agli Uffizi, si trovava nella sede dell’ente di restauro da alcuni mesi. Aveva problemi al supporto ligneo e tre zone in cui il colore era sollevato e parzialmente danneggiato. L'intervento, sostenuto economicamente anche dagli Amici degli Uffizi, ha risolto i problemi di tensione del supporto e posto rimedio alle alterazioni cromatiche.

“Un buon restauro deve anche essere un’occasione di ricerca. Per questo sono grato agli Amici degli Uffizi e ai 'Friends of the Uffizi Galleries', che sempre ci sostengono con generosità”, il commento del direttore Schmidt.

“Il risultato di gran lunga più importante ottenuto da questa campagna di analisi è stato l’ampliamento della conoscenza sul modus operandi di Botticelli, che dovrà adesso essere adeguatamente ricollegato ad altre opere dello stesso artista”, ha aggiunto il Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure Marco Ciatti.

La 'Pala di Sant'Ambrogio', capolavoro di Botticelli

La tavola è considerata la prima opera monumentale commissionata a Botticelli, oltre che una delle prime pale d’altare da lui dipinte. È databile intorno al 1470 per le affinità stilistiche con il dipinto raffigurante la Fortezza (anch’esso nella collezione della Galleria degli Uffizi), eseguita in quell’anno. 

Le figure delle sante ricordano i modelli di Filippo Lippi, maestro di Botticelli, mentre l’ambientazione classicheggiante, dove predominano i marmi policromi di ispirazione albertiana, e l’abile resa dei panneggi, frutto di lunghe esercitazioni dal vero, rimandano alla bottega del Verrocchio dove Botticelli probabilmente completò la sua formazione. 

Nonostante l’importanza di questa pala d’altare, non si sa quasi niente della sua storia. L’opera è entrata nella raccolta delle Gallerie fiorentine – prima alla Galleria dell’Accademia  e poi, dal 1948, agli Uffizi – nel 1808 con la soppressione del monastero benedettino femminile di Sant’Ambrogio a Firenze, ma l’assenza di santi legati all’ordine monastico e all’intitolazione della chiesa fanno dubitare che questa fosse la destinazione originale. 

La raffigurazione in primo piano dei santi Cosma e Damiamo, i santi medici identificati dalle iscrizioni ‘S. COSIMUS’ – ‘S.DAMIANUS’,  fa pensare ad una commissione legata all’Arte dei Medici e Speziali, oppure alla famiglia Medici, casata per la quale Botticelli eseguì le sue opere più celebri. 

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