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La storia

Ucraina, la storia di Katia e Tania: “Fuggite dopo due giorni di guerra, vorremmo solo tornare a casa”

Alla manifestazione di piazza Santa Croce c'erano anche loro, ora sono ospiti dalla madre di una delle due che qui fa la badante

Sventolano una grande bandiera dell'Ucraina, tra le prime file nella grande manifestazione per la pace andata in scena ieri in piazza Santa Croce. Come loro, in piazza tra le migliaia di persone presenti, 20mila per gli organizzatori, ci sono tante e tanti ucraini.

“Siamo fuggite da Kiev quasi subito, dopo due giorni di guerra. Abbiamo dormito due notti negli scantinati, come tutti, per paura dei bombardamenti, poi ce ne siamo andate”, raccontano Katia, 35 anni, e Tania, 24. Non parlano italiano e nemmeno molto inglese, ma è Anastasia, in Italia da 10 anni e a Firenze da tre, che aiuta a tradurre.

“Le ho conosciute qui alla manifestazione e resteremo in contatto, perché voglio aiutarle”, spiega, lei che l'italiano ormai lo parla benissimo, dopo una laurea in Cultura e tecniche della moda e un master in Management.

“Da Kiev siamo fuggite verso ovest - proseguono il racconto le due donne -. Ci siamo fermate a Leopoli una notte, da alcuni familiari, poi abbiamo proseguito verso la Polonia”. In direzione Cracovia, per la precisione, dove sono state accolte da alcuni amici. Il viaggio è ripreso subito, il giorno seguente.

“Siamo arrivate a Firenze con un pullman messo a disposizione da alcuni volontari polacchi. Ora stiamo nella casa dove lavora mia madre, a Borgo San Lorenzo”, prosegue nel racconto Katia.

Madre che è arrivata in Italia già 18 anni fa, per lavorare come badante e mandare qualche soldo a casa, così da far vivere meglio la figlia e poi anche il nipote rimasti in Ucraina. Nipote di 7 anni anch'egli ora ospitato a Borgo San Lorenzo, nella casa dove la donna svolge le sue mansioni. "E' una fortuna - sottolinea Katia -, che abbiano accettato di accoglierci tutti".

Pochi i bagagli che le due donne si sono portate dietro. “Vorremmo solo poter tornare a casa”, ammettono, adesso che non hanno ancora idea di cosa potranno fare in Italia e di come proseguirà la loro vita, avendo lasciato praticamente tutto, da un giorno all'altro, nel Paese d'origine.

Tania trattiene a stento le lacrime, mentre mostra i video che le inviano sia il fidanzato, arruolatosi nell'esercito, che la madre.

“Guarda, questo è il sotterraneo dove dormono mia mamma e il mio fratellino. Fuori si spara e cadono le bombe - dice Tania mostrando un video dove si vedono tanti letti uno accanto all'altro -. Resto qui in Italia solo perché me lo chiede il mio fidanzato, che ora sta combattendo. Mi ha dato tutti i soldi che aveva e mi ha chiesto di partire. Ma io tornerei subito là”, confida.

E' solo una delle tante storie, tutte uguali ma tutte anche diverse, di chi scappa dalle bombe e dalla guerra.

Ucraina, 20mila in piazza Santa Croce / FOTO

L'altra piazza: "Se vogliamo la pace no all'invio di armi" / FOTO

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