Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

Muore il padre: turista positivo bloccato a Firenze. Costretto a scappare per l'ultimo saluto

La triste storia raccontata da una guida: "Regole Covid assurde, la burocrazia calpesta l'umanità"

Avrebbe dovuto essere un momento di relax dopo tanti mesi di lockdown e restrizioni. Invece il viaggio in Italia si è trasformato in amarezza, odissea e senso di impotenza. E' la triste storia di un turista francese risultato positivo al Covid prima di ripartire dopo tre giorni di vacanza a Firenze. Mentre era costretto alla quarantena in un hotel nella zona di Novoli il padre è venuto a mancare. E lui non è potuto tornare a casa fino a che, per avere la possibilità di seppellirlo, non ha avuto altra scelta che violare le regole e fare rientro a Parigi in auto.

A raccontare la vicenda fatta di regole incomprensibili e sentimenti forti è una guida turistica francese: si chiama Karine Laborde e vive in Toscana, vicino a Pontedera. Anche lei è stata ferma per un anno e mezzo a causa della pandemia. E' piena di rabbia perché una storia così, nel momento della ripartenza, proprio non l'ha digerita: "Immaginate di fare una valigia per tre giorni, - spiega - partire dopo un anno e mezzo di fermo e dover cambiare completamente tutte le prospettive da un momento all'altro. Immaginate di trovarvi all'estero, in un paese dove nessuno o quasi parla la vostra lingua ed essere assistiti da personale medico che a stento comunica con voi in inglese". E subire un grave lutto.

L'aereo per riportare i francesi in patria è decollato il 7 giugno, ma l'uomo, un commercialista di 48 anni, è risultato positivo al tampone: "Aveva già ricevuto in patria la prima dose del vaccino e prima di partire per l'Italia si era sottoposto a un test che però aveva dato esito negativo. Comunque e nonostante la malasorte, l'uomo si è di buon grado adeguato al protocollo italiano che prevede dieci giorni di quarantena", sottolinea Karine.

Oltre alle difficoltà comuni per l'assenza forzata dal lavoro, l'uomo ha anche una madre malata di Alzheimer, che proprio nei giorni precedenti alla sua partenza si era rivelata non autosufficiente. Poi, all'ottavo giorno di isolamento in albergo, arriva la terribile notizia della morte del padre. Due giorni dopo (e dieci dopo il precedente tampone), l'uomo viene sottoposto ad un nuovo test. Spera nel via libera ma il risultato è l'ennesima doccia fredda: positivo. Esito che si traduce in un vero e proprio crollo psicologico.

"Si è messo in contatto (come aveva fatto la prima volta) con la sua assicurazione privata e con il consolato di Francia per organizzare un rimpatrio sanitario. Alle autorità, sia francesi che italiane, ha presentato un dossier sul proprio caso, parla della morte del padre, della fragilità della madre di cui è rimasto l'unico tutore", racconta ancora la guida turistica dell'uomo in Italia.

Ma niente. Impossibile partire, nonostante i protocolli in Francia prevedano la possibilità di rientrare in patria dopo l'undicesimo giorno da un test positivo, essendo l'uomo già vaccinato con la prima dose.

ll malcapitato capisce che i sanitari non lo lasceranno partire, neppure con un'auto privata che garantirebbe l'assenza di contatti in Italia: "Tutti si sono trincerati dietro vaghe promesse, prive di qualsiasi certezza, a parte il test, che bisogna sperare risulti negativo. Così ha deciso di firmare una liberatoria, sollevando da ogni responsabilità il personale sanitario fiorentino ed è scappato. Non per andare a fare festa o a brindare, come tutta la gente che ogni giorno si vede ammassata in giro e di cui si parla tanto e non si fa niente, ma per raggiungere il punto successivo della sua vita messa in stand-by dalla morte del padre; se ne va per dargli sepoltura e per ricoverare la madre in una struttura adatta alla sua patologia. In fin dei conti gli basta attraversare la frontiera: di là ha tutte le carte in regola", aggiunge Karine.

"Se in un anno e mezzo non siamo stati capaci di mettere in moto un regolamento o un protocollo comune e armonizzato tra tutti i paesi della Ue, allora a che serve stare in Europa? - si sfoga la guida - Perché non c'è stato un confronto diretto tra le autorità francesi e italiane a fronte del caso? Ma soprattutto, dove e quando abbiamo perso ogni ragione umana di pensiero, dove e quando abbiamo preferito nasconderci davanti ad un protocollo burocratico di cui la legittimità rimane da verificare, piuttosto che sentire con il cuore e la testa il caso umano?".

Infine una riflessione sul turismo: "Io che quest'anno e mezzo ho vissuto delle rare briciole sparse dal governo, mi domando: perché un turista dovrebbe venire in vacanza in Italia se è possibile che venga trattato in questa maniera? Questa crisi non doveva renderci più solidali e cambiarci dentro? Questa è l'ultima conseguenza delle regole più o meno assurde che ci sono state imposte da più di un anno", conclude Karine.

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