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Lunedì, 3 Ottobre 2022
Cronaca

Mondadori chiude sede, protesta alla Leopolda: “No a trasferimenti, sono licenziamenti mascherati”

A rischiare il posto sono in 37, soprattutto donne: l'azienda chiede il trasferimento a Milano

In gran parte hanno sopra i 50 anni, hanno famiglia qui, 23 su 37 sono donne. Difficile, su due piedi, prendere e trasferirsi a Milano, come chiesto loro dalla Mondadori.

Per protestare i 37 lavoratori e lavoratrici della sede di via Lambruschini si sono ritrovati questa mattina di fronte ai cancelli della Leopolda, dove si svolge la tre giorni dell'editoria 'Testo', fiera dedicata al libro e ai lettori e dove è presente anche uno stand della Mondadori.

'Mondadori ci trasferisce = ci licenzia', 'Dietro il libro? Non c'è più Firenze', si legge sugli striscioni tenuti al presidio, indetto dalla Cgil.

“Quanto accade è inaccettabile nel merito e nel metodo. L'azienda a cose fatte l'8 febbraio ci ha comunicato di avere disdetto il contratto d'affitto della sede e che tutti i lavoratori devono andare a Milano”, spiega Riccardo Ferraro, segretario metropolitano della Flc Cgil.

Tanti dei lavoratori coinvolti portano sulle spalle un'eredità gloriosa dell'editoria fiorentina, hanno lavorato nei decenni scorsi presso case storiche come Le Monnier, Sansoni, La Nuova Italia. Non sono i lavoratori che si vedono nelle librerie, ma quelli che lavorano sulla redazione (soprattutto nel settore sucola), quelli che fanno in modo che il prodotto finale, il libro, nelle librerie possa arrivarci.

“Il mercato del libro si sta riprendendo, e la Mondadori non è affatto in crisi, tanto da avere acquistato la De Agostini per 157 milioni di euro”, prosegue Ferraro. “A fine agosto l'azienda lascerà la sede. Da quel momento, il non presentarsi a Milano o il rifiuto del trasferimento saranno motivo per la risoluzione del contratto, quindi di fatto siamo di fronte a licenziamenti mascherati”, spiega il sindacalista.

La strada però è ancora lunga. Nel pomeriggio è previsto un primo incontro tra sindacato e Regione Toscana, poi sarà coinvolto anche il Comune. La richiesta alle istituzioni è quella di convocare l'azienda e persuaderla a cambiare idea.

“Ascolteremo le ragioni dei lavoratori e del sindacato, poi convocheremo a stretto giro l'azienda, per capire da loro che intenzioni hanno. Presenteremo loro quelle che secondo noi sono possibili soluzioni alternative. Se c'è disponibilità siamo pronti ad offrire il nostro supporto, se ci sarà un atteggiamento di chiusura sarà conflitto”, dice Valerio Fabiani, consigliere del presidente Eugenio Giani sulle politiche del lavoro.

"Si tratta di un intervento strettamente organizzativo. Il tavolo è stato appena aperto. L'azienda si è resa disponibile a valutare tutte le soluzioni compatibili", si è limitata a far sapere, nei giorni scorsi, la Mondadori.

“In questi due anni di pandemia il lavoro è stato svolto in gran parte da casa. La tecnologia può aiutare e consente di mantenere qui il lavoro. Lo abbiamo già sperimentato, non c'è alcun motivo di trasferire i lavoratori a centinaia di chilometri di distanza”, conclude Ferraro. La Regione, come detto da Fabiani, convocherà l'azienda nei prossimi giorni. A quel punto si capirà se è disposta a tornare sui propri passi.

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FOTO - Protesta dei lavoratori Mondadori alla Leopolda

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