L'indagine / Centro Storico / Piazzale degli Uffizi

Truffa allo stato di un tour operator per Uffizi e Galleria dell'Accademia: sequestrati oltre 800mila euro

L'indagine della guardia di finanza ha scoperto ricavi, auto da sogno e conti in un paradiso fiscale da parte di un'agenzia

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Forse a tradirli è stata anche la smania di far conoscere a tutti, tramite i social, la bella vita che stavano conducendo. Nelle stories messe sulle varie piattaforme, i due proprietari di una agenzia di tour operator operanti a Firenze, avevano fatto vedere di tutto: dalle auto da sogno a viaggi e lussi di ogni genere. E la guardia di finanza ha voluto vederci ancora più chiaro, arrivando ad operare un sequestro su conti e quote societarie pari a più di 800mila euro. 

Come riporta il quotidiano La Nazione,  l'agenzia in questione vendeva pacchetti comprensivi di ingressi ai due musei più famosi della città, la Galleria dell’Accademia e gli Uffizi.

E fin qui niente di male. Il piccolo problema era il come. La società gestita dai due soggetti originari dello Sri Lanka pescava online o in fila all'ingresso i clienti proponendo un pacchetto che comprendeva accompagnamento nel gruppo e degustazioni di vino – consistente spesso anche in un calice di qualità discutibile versato in mezzo alla strada - riscuotendo le somme in contanti o anche tramite un pos. Tutto però sarebbe stato fatto al nero, stando a quanto emerso dall'indagine effettuate dalle fiamme gialle. 

I due avrebbero replicato un modello in uso anche a Venezia e Roma, omettendo di dichiarare ricavi dal 2016 al 2018 per quasi 800mila euro oltre a beneficiare con un 'magheggio' dei contributi previsti dal decreto sostegni durante il covid. 

Proprio i contributi legati al covid avrebbe fatto proseguire l'indagine della guardia di finanza. Nel momento in cui ai due cingalesi sono stati contestati i reati di omessa dichiarazione dell'iva, sottrazione fraudolenta del pagamento di imposta e distruzione o occultamento di documenti contabili, si è spalancata infatti un'altra 'porta'. 

È venuto fuori infatti che il fratello di uno dei due indagati, aveva aperto una nuova società sostituendo di fatto la precedente prendendone sede operativa e guide turistiche caricando la passività su quella già esistente. 

In questo modo la 'nuova società' era riuscita a beneficiare dei contributi stanziati durante la pandemia – pur non essendo provvista dei requisiti – e i soldi erogati dallo stato avrebbero preso la via di un paradiso fiscale.

Più precisamente nell'isola di Jersey dove ad attenderli c'era il conto corrente intestato tra l'altro non al realizzatore della nuova società ma al fratello, ovvero uno dei due appartenenti nonché amministratore della vecchia società. 

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