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Il fiorentino "disobbediente" protesta per 3600 chilometri: "Noi ristoratori boicottati dalle istituzioni"

Sgomberati, multati e osteggiati: da Milano a Palermo in vista della manifestazione a Roma. Momi "Tito" ci racconta la protesta: "Il 7 riapriremo tutti"

Continuano a sfidare tutto e tutti. Sono i leader della protesta "Io Apro": ristoratori che "disobbediscono" e aprono i loro locali indipendentemente dalle restrizioni imposte dal governo, che giudicano "insensate". In questi giorni sono impegnati in un tour di protesta in varie città d'Italia: 3600 chilometri fra andata e ritorno per manifestare insieme ai loro colleghi che aderiscono.

Dopo aver toccato Modena, Milano, Napoli e Palermo, e tante trasmissioni televisive, oggi saranno a Bologna (con una manifestazione alle ore 15 piazza maggiore) e martedì 6 aprile a Roma, dove si attendono ristoratori da tutta Italia. Poi il 7 aprile apriranno contemporaneamente i loro locali in tutte le città.

Fra di loro c'è un ragazzo che a Firenze ha fatto discutere: si chiama Momi El Hawi, gestore dei ristoranti "Da Tito" a Firenze. E' sempre rimasto aperto ed ha portato all'attenzione la battaglia dei ristoratori "ribelli" la cui una richiesta è quella di poter lavorare.

"Come ristoratore ho preso 18 multe, - ci dice Momi rispondendo al telefono dalla tappa di Palermo - ma in questi giorni ho potuto collezionarne una anche come utente. A Minori (in Costiera amalfitana ndr) il sindaco è venuto direttamente a sgomberarci mentre mangiavamo un panino in riva al mare". Una disputa "colorita" che certo non è passata inosservata, e documentata in un video sulla pagina Facebook "Io Apro 1501".

Insieme ai colleghi del direttivo nazionale di "Io Apro", Umberto Carriera, Antonio Alfieri e Biagio Passaro, Momi ha incontrato tante persone in questo tour: "Le istituzioni ci sono state più o meno tutte ostili - sottolinea - a Palermo per esempio è venuta la digos mentre eravamo a cena in un locale, ma sono stati clementi. Per noi conta il calore e la simpatia delle persone che stiamo incontrando: anche i normali cittadini, oltre ai colleghi ristoratori".

"Ci siamo rotti le scatole di manifestare. - dice - Paghiamo tutto di tasca nostra, abbiamo solo qualche donazione". E ci racconta l'ultimo episodio di cui si sentono vittima: "Avevamo aperto una pagina per fare donazioni online sulla piattaforma 'Gofund me', ma nei giorni scorsi, dopo aver raccolto cinquemila euro, ci hanno chiamato per azzerarla e bloccarla. Pare che il motivo sia che non rispettiamo le norme: è chiaro che ci stanno boicottando". 

"Il mio scopo è tornare alla riapertura di tutte le attività, - aggiunge Momi - ripartire con la nostra vita, eliminare il coprifuoco e lavorare in sicurezza. Finché tutto non è aperto, regolamentato certo, continuerò per la mia strada", spiega.

E gli abbiamo chiesto che realtà ha osservato, avendo potuto girare l'Italia: "L'esigenza di tutti è quella di tornare alla normalità, ma siamo in mano ad incompetenti che non hanno saputo strutturare non solo le chiusure, ma anche vaccini, senza stabilire una road map. Metà della popolazione soffre, un'altra metà ha lo stipendio sicuro: è per questo che la politica può continuare a fare i danni che sta facendo".

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