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"Terrorismo e attentato incendiario" a Bologna: arrestati anarchici 

L'operazione ha interessato anche Firenze e Milano per contatti con gruppi affini  

 

Raffica di arresti all'alba in un'operazione antiterrorismo, denominata 'Ritrovo', che ha riguardato Bologna e toccato Firenze e Milano. Dodici le persone colpite da misure cautelari nel capoluogo emiliano. Sette le misure di custodia cautelare in carcere e cinque obblighi di dimora nel comune di Bologna di cui quattro con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Alla base dell'inchiesta dei carabinieri del Ros gli incendi dolosi e i danni del dicembre 2018 alle antenne dei ripetitori locali di Monte Donato nel Bolognese.  

Le accuse sono relative ad atti con finalità di terrorismo ed eversione dell'ordine democratico dello Stato. La tesi dell'accusa parla di "un'associazione finalizzata al compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico dello Stato italiano, con l’obiettivo di affermare e diffondere l’ideologia anarco-insurrezionalista, nonché di istigare, con la diffusione di materiale propagandistico, alla commissione di atti di violenza contro le Istituzioni politiche ed economiche dello Stato impegnate nella gestione dei Centri Permanenti di Rimpatrio e nella realizzazione di politiche in materia migratoria".

Perquisiti tutti i domicili dei destinatari dei provvedimenti, oltre al circolo 'Il Tribolo' di via Donato Creti (BO), ma il quadro potrebbe allargarsi. L'operazione è estesa anche a Firenze e Milano. Sempre secondo gli inquirenti, che per le indagini si sono avvalsi anche di intercettazioni ambientali, si parla di una "articolata trama di rapporti tra gli attuali indagati e diversi gruppi affini, operanti in varie zone del territorio nazionale" con lo scopo di "contrastare, anche mediante ricorso alla violenza, le politiche in materia di immigrazione e, in generale, le istituzioni pubbliche ed economiche, con indicazione di obiettivi da colpire e le modalità di azione".

Tra le azioni prese in considerazione per la formulazione della tesi accusatoria della sezione antiterrorismo della procura ci sono anche cortei non autorizzati, danneggiamenti ad edifici pubblici, la campagna anticarceraria e quella contro la Banca popolare dell'Emilia-Romagna, tutto con il supporto della "realizzazione e diffusione, anche con l'uso di strumenti informatici, di opuscoli, articoli e volantini dal contenuto istigatorio, tesi ad aggregare nuovi proseliti impegnati nelle loro "campagne di lotta"".

 
 

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