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Terremoto in Mugello, al lavoro per identificare la faglia: "Sciame sismico prosegue"

Quella di lunedì mattina è stata la scossa più forte degli ultimi 10 anni, il ricercatore Saccorotti dell'Ingv: "Zona sismica, normale che seguano scosse meno forti"

Dopo il terremoto di ieri notte in Mugello uno 'sciame sismico' potrebbe continuare per diversi giorni, settimane. Lo conferma Gilberto Saccorotti, primo ricercatore all'Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Le verifiche su ponti e viadotti

"E' una cosa piuttosto normale. Dopo una scossa più forte (quella di ieri mattina alle 4:37 è stata di magnitudo 4.5, ndr) segue un grande numero di scosse, di solito di forza minore", spiega il ricercatore. Ma nulla, naturalmente, trattandosi di zona sismica, può escludere che in futuro arrivino altre scosse di forte entità.

La testimonianza: "Che paura"

"Il Mugello è zona sismica, lo sappiamo, niente di nuovo. Quello che sta succedendo ora è molto simile a quanto successo per i terremoti del 2008 e del 2009 (quando si registrarono magnitudo 4.5 e 4.2)", prosegue Saccorotti.

La situazione degli sfollati

Prima di questi ultimi due, per tornare ad un terremoto più forte, bisogna risalire a quello tragico del 1919, che, di magnitudo 6.4, causò circa cento morti, oltre ai danni materiali ingenti (gli annali registrano poi come particolarmente distruttivo il terremoto del 1542, con ipotizzabile magnitudo intorno al 6).

Attivato numero d'emergenza

"Abbiamo posizionato ulteriore strumentazione e nei prossimi giorni, con i dati registrati, speriamo di riuscire ad identificare la faglia che ha causato il terremoto di ieri mattina e vedere come si colloca rispetto alle faglie conosciute", spiega ancora Saccorotti. "Servono molti dati". Gli sfollati in Mugello sono oltre duecento.

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