Terremoti, scossa nel Mugello. Gli scienziati: "C'è un nesso tra CO2 e sismi nell'Appennino"

Sisma lieve, nessun danno a persone o cose. Studio dell'INGV: "Terremoti ricorrenti degli ultimi 10 anni accompagnati da risalita di anidride carbonica dalle profondità della crosta"

© Science Photo Library/FoodCollection/AGF

Nel giorno in cui gli scienziati scoprono una 'strana' correlazione tra sismi e CO2, la terra trema in Mugello. Un terremoto di magnitudo 1.2 è infatti avvenuto nella prima mattinata odierna nel Fiorentino, con epicentro collocato a 7 chilometri a nord est di Barberino di Mugello (FI).

La scossa non ha causato danni a cose o persone ed è avvenuta a una profondità di 9 chilometri. A localizzarla la sala sismica romana dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV).

E proprio gli scienziati dell'INGV hanno scoperto come i terremoti ricorrenti che hanno scosso l'Appennino centrale negli ultimi 10 anni siano stati accompagnati dalla risalita di anidride carbonica dalle profondità della crosta.

Lo studio dell'INGV è stato pubblicato su Science Advances da Giovanni Chiodini, Francesca Di Luccio, Guido Ventura, insieme a Carlo Cardellini dell’università degli studi di Perugia.

Il risultato, ottenuto analizzando una serie temporale di dati di ben dieci anni, getta una luce non solo sui possibili eventi di innesco dei terremoti (individuando di conseguenza un possibile metodo per il suo monitoraggio) , ma anche sul ciclo globale del carbonio.

Il modello consolidato di questo ciclo prevede che i carbonati, sali molto comuni contenuti in minerali e rocce, abbiano assorbito, in un lontano passato, l’anidride carbonica contenuta nell’atmosfera.

Nel corso delle ere geologiche - spiega la rivista Le Scienze - le forze tettoniche possono portare i carbonati nelle profondità della crosta, dove l’anidride carbonica si può liberare, raccogliendosi in serbatoi sotterranei sotto pressione o disciogliendosi nelle falde acquifere.

Da qui, può ritornare verso la superficie, attraverso sorgenti d’acqua o altre vie che si aprono negli strati rocciosi, per esempio nei sistemi di faglie lungo le quali si generano i terremoti.

Quest’ultimo possibile percorso di fuoriuscita è fortemente suggerito dal fatto che nelle regioni ad alta attività sismica si misurano elevati tassi di rilascio di anidride carbonica, come hanno evidenziato alcuni studi condotti in passato.

Per definire una correlazione stringente, occorreva tuttavia analizzare una serie temporale di dati sufficientemente lunga. Così Chiodini e colleghi hanno analizzato il contenuto di anidride carbonica registrato dal 2009 al 2018 nell'acqua delle sorgenti alimentate da due grandi falde acquifere situate vicine all'epicentro del devastante terremoto dell'Aquila del 2009.

Gli autori hanno così scoperto che le variazioni della concentrazione di gas nell'acqua di sorgente erano strettamente correlate al numero e all'intensità dei terremoti nel tempo.

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L’ipotesi che emerge a questo punto è che i sismi di questa regione possano essere innescati proprio da un incremento della pressione dell’anidride carbonica,  probabilmente sostenuto da un meccanismo di rinforzo, poiché gli stessi terremoti possono a loro volta liberare ulteriore anidride carbonica, che può dare origine alle scosse di assestamento.

“Come parte di un recente progetto finanziato dall'INGV, prevediamo di installare un sistema di misurazione continua delle emissioni di anidride carbonica che speriamo possa essere utile per comprendere meglio il rapporto causale con la sismicità e monitorare i terremoti”, hanno spiegato i ricercatori.

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“Inoltre, i nostri risultati indicano che lo studio delle acque sotterranee in aree tettonicamente attive sarebbe un potente strumento per stimare meglio il budget globale delle emissioni tettoniche di CO2 nell’atmosfera”.

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