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Cronaca Campo di Marte

Tav: a maggio parte la 'talpa', forti dubbi sulle terre di scavo

L'assemblaggio della 'talpa' Monna Lisa è in fase di ultimazione, poi cominceranno i lavori sui due tunnel. Rimangono per adesso i nodi sui materiali: rifiuti o terre di scavo?

Tutto pronto o quasi nel cantiere di Campo di Marte. A metà maggio i denti della fresa TBM, l’oramai celeberrima Monna Lisa, cominceranno ad ‘affettare’ il sottosuolo di Firenze. “Stiamo ultimando le operazioni di assemblaggio – ha dichiarato questa mattina il responsabile dei lavori per RFI, l’ingegner Francesco Bocchimuzzo – poi saremo pronti a partire”. Dopo tutto il tormentone degli ultimi mesi questo potrebbe essere un primo dato sensibile su cui ragionare, un sorta di sospiro di sollievo per RFI e, detta con una certa enfasi, il giorno dell’apocalisse per i comitati No Tav.

Il tema è intricato, e bene procedere per capitoli. Partendo proprio dalla talpa, il vero crocevia di una serie di tematiche ad oggi servite sul piatto della polemica. Si tratta di un bestione di 75 metri, snodabile, manovrato da squadre di ben 40 persone che, alternate in turni, la faranno girare senza sosta, ventiquattro ore su ventiquattro. Così per 18 mesi. Tanto è il tempo che la fresa impiegherà per sfondare il terreno e riemergere 5,5 chilometri più a Nord, poco dopo aver oltrepassato la futura stazione Foster, il polo sotterraneo dedicato ai treni AV. E stiamo sempre parlando del primo tunnel (con un diametro di 9,8 metri), quello che guarda, per dare un riferimento geografico, verso piazza della Libertà. Distanziato di venti metri dal primo, infatti, ci sarà poi da scavare il secondo ‘buco’ che, prendendo sempre spunto da coordinate cittadine, sarà orientato verso le Cure. Così, Monna Lisa, una volta compiuta la prima ‘fatica’ sarà completamente smontata e riportata alla base di Campo di Marte. Se ne starà buona per 7-8 mesi tra manutenzione e ri-assemblaggio, poi riprenderà a macinare terreno. Il tempo stimato per completare il secondo passante è stato calcolato in circa 15 mesi, meno del primo, visto che allora la stazione Foster sarà già libera dalle terre. Dal momento della partenza quindi, all’ultimazione dei lavori, passeranno circa 40 mesi. Se la cronotabella sarà rispettata a fine estate 2015 il sottoattraversamento dovrebbe essere completato. Quello e solo quello, non le rotaie ne i treni.

TERRE DI SCAVO O RIFIUTI? – Sulla carta potrebbe essere così, ma allo stesso tempo potrebbe essere molto più complicato. Il nodo è sempre lo stesso, le terre di scavo. Il tolto, estratto 25 metri sotto Firenze, da qualche parte deve pur finire. Ed eccoci al vaso di Pandora del nodo fiorentino. Secondo il piano generale dei lavori, le terre estratte devono finire a Cavriglia, nella cava di Santa Barbara dove contribuirebbero a dar vita ad un vecchio progetto dell’Enel di riqualificazione ambientale. Si parla, solo per quest’opera di circa 1,3 milioni di metri cubi di materiale. Per arrivare ai 2,2 milioni di metri cubi di smarino complessivi previsti nei lavori di scavo ne mancano ancora da sistemare 900mila. Anch’essi si presuppone saranno destinarsi nel comune aretino per l’innalzamento della cosiddetta seconda ‘collina schermo’. Ma c’è un però, grande proprio come una montagna: la differenza che intercorre dalla dicitura legislativa e tecnica che qualifica i materiali come terre di scavo oppure come rifiuti. Si perché nel primo caso il progetto Santa Barbara avrebbe il semaforo verde, nel secondo caso la faccenda si sbroglierebbe solo percorrendo la via delle discariche. “Noi portiamo via tutto ciò che troviamo”, ha affermato l’ingegner Bocchimuzzo, sottolineando che poi “la diversificazione avviene per via normativa e non meramente chimica, da parte di Arpat ad esempio, la cui relazione teniamo in forte considerazione. Infatti stiamo aspettando le varie conferme dagli organi regionali competenti, poiché il Ministero già si è espresso in merito”. In pratica i resti dello scavo saranno caricati su treni, condotti in dei siti a Cavriglia e lì, analizzati. Lì, e non a Firenze, avverrà quella che viene chiamata caratterizzazione delle terre, in pratica la loro destinazione finale.

Tav: sopralluogo nel cantiere di Campo di Marte

“I dati che abbiamo in possesso  - ha ribadito Bocchimuzzo – ci rendono abbastanza fiduciosi che alla fine l’iter non si dovrebbe scostare dal progetto originale. Se così non fosse, di volta in volta, a seconda della diversificazione dei rifiuti ci comporteremo di conseguenza, trasportandoli in siti appositi, magari più vicino possibile. Anche perché non c’è una norma che prescrive l’individuazione dei siti dove depositare i rifiuti preventivamente. Attendiamo però il parere definitivo degli organi competenti”. In pratica, se il parere sarà negativo, gli oltre due milioni di metri cubi estratti andranno in discarica. l movimento terra a quel punto, tuttavia, si sposterebbe dal ferro alla gomma, dai treni ai camion. “Questa è un’ipotesi – continua Bocchimuzzo – a cui siamo attrezzati. Alla fine, considerando che la fresa si sposterà di circa 10 metri al giorno, al massimo utilizzeremo 40 camion. Ben al di sotto della soglia consentita nel piano generale dei lavori”. Gli accordi parlano di 68 camion al giorno dal cantiere di Campo di Marte e 120 da quello dei Macelli. All’interno di queste cifre quindi pare ci sarebbe posto anche per la soluzione B. Ma i costi sarebbero gli stessi? Secondo l’ingegnere di RFI “i costi non varierebbero di molto”. Ma anche qui la questione è nebulosa. I costi dipendono dalla chimica del rifiuto. O meglio da quanto siano stati ‘corrotti’ rispetto alla loro composizione organica. Se si parla di olii l’asticella dei costi sale a dismisura, con la schiuma ha costi più contenuti. “Monna Lisa non usa olio ma solo schiuma”, ha affermato deciso Bocchimuzzo. Vedremo come finirà questa partita.

TESTIMONIALI DI STATO - Di sicuro per adesso ci sono alcuni numeri. I numeri della grande paura: 354 infatti sono stati gli edifici sottoposti a testimoniali di stato. Complessivamente 3mila unità abitative tra appartamenti, uffici, scale, cantine. Una fotografia strutturale delle costruzioni che camminano lungo il percorso dello scavo, al costo di 258 euro a verifica tecnica. Il timore è di assistere alle vicende bolognesi, la ormai drammaticamente mitica via Carracci. Lì gli scavi Tav si sono fatti sentire eccome. Qui a Firenze tuttavia i tecnici di RFI appaiono sicuri che quel ‘disastro’ non risuccederà. Perché? “Si tratta di uno scavo che avverrà in maniera molto diversa rispetto a quanto accaduto altrove – spiegano i tecnici – dove il sistema di escavazione tradizionale e la predisposizione dei tiranti hanno creato diverse problematiche”. La garanzia, a detta di RFI, starebbe proprio sul modo di operare di Monnalisa. Il ‘tamburo’ ruotante infatti sarebbe sempre perfettamente a contatto con la terra, in posizione verticale, evitando in questo modo situazioni di subsistenza, ovvero il lento e progressivo scivolamento del suolo.

Questo per quel che riguarda le risposte di RFI. Ed i comitati, e le voci contrarie? I consiglieri comunali De Zordo e Grassi sollevano forti perplessità: “Il materiale che sarà scavato dalla talpa è classificato come rifiuto speciale: lo affermano ARPAT, Regione Toscana, ISPRA, Ministero dell'Ambiente. Quindi va portato in apposita discarica. La questione è di fondamentale importanza: in quanto rifiuto speciale, lo smarino prodotto dalla fresa non potrà essere portato nella cava di Santa Barbara, nel Comune di Cavriglia nel Valdarno, così come previsto, ma dovrà essere opportunamente trattato a norma di legge. Il materiale non potrà viaggiare su ferro, come da prescrizioni, ma dovrà essere trasportato su gomma; come la mettiamo con le prescrizione della Valutazione di impatto ambientale che vengono così disattese?”
“A domanda precisa se sia stata individuata la discarica, o meglio le discariche, autorizzate per gli oltre 2 milioni di metri cubi di questi rifiuti speciali ci è stato risposto di no - prosegue de Zordo - quanto al costo dell’operazione, secondo l’ingegnere non ci saranno variazioni di costo: peccato che i prezzari ufficiali di aziende del settore stimino un aumento di 40 euro in più a tonnellata per il conferimento in discarica (ogni m3 di terreno pesa circa 2 tonnellate). Vogliamo fare due conti?”. La conclusione dei consigliere non ammette repliche: “L’unica certezza è che non si potrà scavare neanche un centimetro del tunnel senza avere le autorizzazioni per portare i materiali in discarica, pena una immediata denuncia per traffico di rifiuti. La data di inizio lavori, ipotizzata per metà maggio, risulta ad oggi poco credibile”.


 

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