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Cronaca

Tav, l'esperto: "Adesso basta, fermiamo il tunnel sotto Firenze"

Da tempo c'è un progetto alternativo di superficie elaborato dall'Università di Firenze meno costoso ed impattante. Ma nessuno lo prende in considerazione

Come possiamo fidarci delle rassicurazioni dei tecnici che hanno falsificato i verbali sulla stabilità della scuola media Ottone Rosai, lesionata a causa dei lavori Tav? Su cosa si basa la certezza della società Nodavia, incaricata della realizzazione dei tunnel, che a Firenze non accadrà ciò che è avvenuto durante i lavori di scavo dei tunnel Tav di Bologna, dove molti palazzi distanti un centinaio di metri, dopo l'inizio dei lavori, hanno subito gravi lesioni?”. Torna alla carica l’architetto Fernando De Simone, che un paio d’anni fa lanciò l’allarme vibrazioni per il David di Michelangelo, conservato alla Galleria dell’Accademia.

“Il tunnel passerebbe a 600 metri dal capolavoro di Buonarroti - spiegava e ribadisce oggi -. Le caviglie, piene di microfessure, potrebbero cedere sia per le vibrazioni causate dallo scavo che per quelle future del passaggio dei treni”. Fu avanzata l’ipotesi di posizionare cuscinetti antisismici che proteggessero la statua dal basso, ma niente avrebbero potuto fare in caso di crollo del cupolino soprastante il David. Il recente sequestro
dei cantieri dell’alta velocità
, per De Simone, come del resto per il Comitato contro il sottoattraversamento, suona come una conferma dei timori circa le conseguenze del tunnel sotto Firenze, che nonostante le enormi criticità emerse (i reati ipotizzati sono smaltimento illegale di fanghi, traffico di rifiuti, truffa ai danni delle amministrazioni pubbliche, corruzione, associazione a delinquere), continua ad essere invocato da più
parti, a partire dal presidente della Regione Enrico Rossi.

C’è da sorridere a rileggere la lettera che l’amministratore delegato di Ferrovie Mauro Moretti inviò ai fiorentini nel marzo 2011 per rassicurare la città. Dopo una lunga premessa, nella quale si scusava per avere chiamato “quattro fessi” gli oppositori del tunnel e sosteneva l’infallibilità di studi scientifici e tecnici delle Ferrovie, Moretti evidenziava un passaggio, comparando i dati sulle vibrazioni prodotte dal passante ferroviario di Torino: “A Torino non è presente alcun elemento di mitigazione delle vibrazioni, mentre per il passante di Firenze è prevista l’adozione di un particolare dispositivo antivibrante per ridurne ulteriormente l’effetto. Ecco perché si può affermare con certezza che la scultura del Michelangelo non subirà alcuna conseguenza dalle vibrazioni del traffico ferroviario nel passante AV”.

Sono ora sotto sequestro, perché non a norma, anche i rivestimenti prefabbricati dei tunnel (cosiddetti “conci”), che dovrebbero contenere anche quel “particolare dispositivo antivibrante” per mitigare le vibrazioni di cui parla Moretti. Cosa sarebbe accaduto se gli scavi fossero andati avanti e non fosse intervenuta la Procura di Firenze? Ed è questa solo una delle molte problematiche che il Comitato No Tunnel Tav da anni ripete senza sosta (gestione delle terre di scavo, impatto sulla falda acquifera e sui 2mila edifici adiacenti il tracciato, studi ingegneristici e antisismici non adeguati, mancanza di valutazioni di impatto ambientale, costi esorbitanti).

Anche l’Ordine dei Geologi della Toscana aveva lanciato l’allarme. Ma nessuno ascoltava. Tanto meno il sindaco Matteo Renzi, inizialmente molto critico sul sottoattraversamento ma poi convinto dalle decine di milioni di “compensazione” che Moretti aveva messo sul tavolo in cambio di un ok all’opera.

De Simone, nel caso i lavori di scavo dovessero proseguire, chiede alla Sovrintendenza e alle istituzioni competenti (Comune e Regione) i permessi per costruire un nuovo Museo dell’Educazione Visiva, antisismico e originale nel suo genere. “Una struttura sui 30mila metri quadri su tre livelli, in parte sotterranea, che permetta di osservare le opere d’arte da angolature diverse, come pensavano i maestri che le hanno create”, spiega. L’architetto ha in mente di posizionare all’interno del museo una serie di copie, e coglie l’occasione per prendere, come si dice, due piccioni con una fava: fare il suo museo e tutelare le opere.

“Se ripartono i lavori il David potrebbe essere ospitato all’interno del nuovo museo, che potrebbe essere
pronto in tempi brevi. Lo stesso vale per i capolavori in restauro all’Opificio delle Pietre Dure, che si trova alla Fortezza da Basso, e proprio lì sotto passerà il tunnel”.

Ennesimo grido d’allarme, quest’ultimo, non ascoltato. Museo a parte, non si può non ricordare che, da un lato, l’alta velocità passa già per Firenze (ci vogliono 37 minuti per Bologna e 1 ora e 20 per Roma), dall’altro, esiste un progetto alternativo al tunnel sotterraneo, elaborato con il contributo dell’Università di Firenze. Prevede il passaggio in superficie dei nuovi binari destinati all’alta velocità. I vantaggi di tale opzione, come da anni ripetono gli attivisti del Comitato, sarebbero molteplici: 300 milioni di costo contro 1,5 miliardi, 3 anni di lavoro contro gli 8 preventivati per il tunnel, 5 edifici da demolire contro i 2mila a rischio col progetto in sotterranea, nessun impatto sulla falda acquifera (già il Mugello è stato devastato e in parte prosciugato dai lavori dell’alta velocità per la Firenze-Bologna). E allora perché nessuno lo prende in considerazione?

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