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Tassista aggredito in coma da un anno: la lettera della figlia

Oggi è il compleanno di Gino Ghirelli

Oggi Gino Ghirelli compie 68 anni, il tassista fiorentino è in coma da oltre un anno a causa di una aggressione subita a conclusione di una corsa. La figlia Silvia nel giorno del compleanno dell'uomo ha scritto una lettera al padre. "Come sia possibile alzare le mani, buttare a terra e prendere a calci un nonno, un quasi 70enne che sta facendo il suo lavoro, mi è davvero oscuro - scrive la donna -. Come si possa poi continuare la propria vita per un anno senza mai sentire il bisogno di chiedere scusa, di chiedere notizie...questo proprio non riesco neppure ad immaginarlo".

L'aggressione è avvenuta all'1:30 di notte di martedì 11 luglio dello scorso anno, in Piazza Beccaria, da parte di due clienti saliti a bordo nei pressi di Piazza del Mercato Nuovo. Nei messaggi registrati, lanciati quella notte alla centrale radio, l'uomo dice di essere stato colpito con una testata, e avvisa i colleghi di non prendere a bordo le due persone, si tratta di due 20enni fiorentini

Il 67enne è poi stato ritrovato svenuto, in casa, la mattina dopo, mercoledì 12 luglio, dalla figlia. Portato di corsa all'ospedale di Careggi, gli è stata riscontrata una forte emorragia alla testa ed è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico ma non si è più svegliato. 

LA LETTERA DI SILVIA

"Caro Babbo, oggi è il tuo compleanno, - scrive Silvia - il secondo che passi in ospedale in coma, invece che con la tua famiglia. In questo anno le nostre vite sono cambiate totalmente. La tua si è interrotta, come se fosse stata messa in pausa e si fosse rotto il telecomando per ridargli il “play”. Le nostre si sono complicate, appesantite dal dolore e dai mille problemi burocratici assurdi che “danno grucciate agli zoppi”. Vorremmo almeno giustizia e speriamo davvero che i due ragazzi, che ti hanno ridotto così solo per rubarti il portafoglio, vengano puniti in maniera esemplare, anche se purtroppo nessuna pena potrà mai rendere a noi meno dolorosa la tua assenza/presenza.

Come sia possibile alzare le mani, buttare a terra e prendere a calci un nonno, un quasi 70enne che sta facendo il suo lavoro, mi è davvero oscuro. Come si possa poi continuare la propria vita per un anno senza mai sentire il bisogno di chiedere scusa, di chiedere notizie...questo proprio non riesco neppure ad immaginarlo. 

Eppure, caro bobbone, questo è quello che ti e’ successo. Tu sei lì e non puoi difenderti, le tue ultime parole al telefono vengono ascoltate con superficialità, provano a farti passare per quello che non eri, si inventano di tutto per scansare una giusta pena... ma la coscienza? Possibile che non ce l’abbiano? 
Sei stato il nostro Leone tutta la vita, ci hai sempre aiutato e reso tutto più facile. Adesso siamo noi a lottare contro chi ti vuole infamare, contro chi ci vuole imbrogliare, contro chi, invece di aiutarci, ci rende la vita difficile. Ringrazio amici, colleghi, parenti e il comune di Firenze  per la vicinanza che ci hanno dimostrato in questo lungo anno, ma ringrazio prima di tutti mia mamma per il coraggio, la perseveranza e l’Amore che continua a regalarci ogni giorno. Babbo, tu forse non lo sentì lì dentro, chiuso nel tuo coma, ma qui fuori c’è un grande tifo per te!"

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