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La "supercazzola" sale in cattedra: arriva all'Università

Un appuntamento a Firenze, città che le ha dato i natali, per scoprire la supercazzola contemporanea dal politichese all’aziendalese

“Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribàcchi confaldina? Come antifurto, per esempio”. Che aspetto ha la supercazzola contemporanea? Quel parlare che suona bene ma inganna? Mercoledì 27 Novembre 2019 alle ore 9,00 presso l’Università degli Studi di Firenze Aula 105 in Via Laura 48, da un’idea della Pagina Facebook Conte Raffaello “Lello” Mascetti e del brand di T-shirt Supercazzola® in occasione dei 4 anni da quando il termine è entrato a far parte del vocabolario della lingua italiana, Flavia Trupia dell’Associazione Per La Retorica ne parlerà con alcuni esperti di comunicazione: Benedetta Baldi - Presidente Corso di Studi in Scienze umanistiche per la Comunicazione Unifi, Zeffiro Ciuffoletti - docente di Storia sociale della Comunicazione Unifi, Roberta Lanfredini – Docente di Filosofia Teorica Unifi, Matteo Galletti Docente di Filosofia Morale Unifi, Neri Binazzi - docente di Sociolinguistica italiana Unifi e collaboratore Accademia della Crusca, Antonio Vinciguerra - Storia della Lingua italiana Unifi e borsista Accademia della Crusca.

La supercazzola del film “Amici Miei” di Monicelli era un modo per non dire nulla facendo finta di dire tutto. Esiste ancora una supercazzola del genere? Ovviamente sì. Ma l’universo della manipolazione sofistica non si ferma al dire vuoto della supercazzola, che ne rappresenta solo una piccola parte. L’incontro, che ruoterà su linguaggio e fakenews, sarà l’occasione per scoprire la malìa delle fallacie, quelle espressioni che sembrano logiche ma logiche non sono e sono spesso alla base delle strategie di persuasione.

Qualche esempio? Demolire il proprio interlocutore criticando la persona, non le sue argomentazioni; paventare un futuro presentato come non desiderabile, senza che ce ne siano i presupposti; affermare che qualcosa è buono o è vero perché lo dicono tutti; trovare un nemico pubblico per distogliere l’attenzione da altri problemi; usare i numeri per persuadere, invece che per rappresentare; trincerarsi dietro parole dal significato oscuro per non prendersi la briga di dire come stanno le cose; aborrire ogni forma di ragionamento complesso perché tutto deve stare dentro a un tweet. Si tratta di tecniche sofistiche che ricorrono nel politichese e nell’aziendalese.  
 

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