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Giovedì, 13 Giugno 2024
Cronaca

Strage dei Georgofili, la magistratura replica ai duri attacchi del governo: "Dichiarazioni e commenti per denigrare l'autorità giudiziaria"

Nei giorni scorsi il generale dei carabinieri Mario Mori ha rivelato di essere indagato dalla procura di Firenze, suscitando la durissima presa di posizione in sua difesa - tra gli altri - del ministro della difesa Guido Crosetto

Dopo alcuni giorni di silenzio, la sezione toscana dell'Associazione Nazionale Magistrati, il cosiddetto sindacato dei magistrati, replica con una nota alle durissime parole arrivate da esponenti di primo piano del governo, a partire dal ministro della difesa Guido Crosetto.

La vicenda fa riferimento al generale dei carabinieri Mario Mori, ex comandante del Ros. È stato lui stesso nei giorni scorsi a riferire di essere indagato per le stragi mafiose del 1993, tra le quali rientra anche quella di via dei Georgofili, della quale il 31enismo anniversario ricorre tra pochi giorni, il 27 maggio.

“Nel giorno del mio 85esimo compleanno ho ricevuto, dalla Procura della Repubblica di Firenze, un avviso di garanzia con invito a comparire per essere interrogato in qualità di indagato per i reati di strage, associazione mafiosa e associazione con finalità di terrorismo internazionale ed eversione dell'ordine democratico”, ha fatto sapere nei giorni scorsi l'ex generale.

Mori ha reso noto che i magistrati gli contestano che “pur avendone l’obbligo giuridico, non avrebbe impedito mediante doverose segnalazioni e denunce all'autorità giudiziaria, ovvero con l'adozione di autonome iniziative investigative e preventive, gli eventi stragisti di cui aveva avuto anticipazioni”, poi verificatisi a Firenze, Roma e Milano, oltre al fallito attentato allo stadio Olimpico sempre nella Capitale.

Secondo i pm di Firenze, dunque, sarebbe stato a conoscenza degli imminenti attentati ma Mori non avrebbe fatto nulla per impedirli. Il generale ha parlato di “accuse surreali e risibili se tutto ciò non fosse finalizzato alla gogna morale che sarò costretto a subire ancora per chissà quanti anni” e di "violenta persecuzione giudiziaria portata avanti con la complicità di certa informazione e durata ben 22 anni che mi ha visto imputato in ben tre processi, nei quali sono stato sempre assolto".

"Evidentemente, certi inquirenti continuano a proporre altri teoremi, non paghi di cinque pronunce assolutorie e nemmeno della recente sentenza della Suprema Corte che, nell'aprile scorso, ha sconfessato radicalmente le loro tesi definendole interpretazioni storiografiche", ha aggiunto ancora Mori. A fianco dell'ex capo del Ros si è schierato, tra gli altri, il ministro della difesa Guido Crosetto, che ha usato parole durissime nei confronti dei magistrati fiorentini.

"Non ci si poteva accontentare di avergli reso la vita un calvario per decenni. Non si poteva accettare il fatto che fosse stato assolto da ogni contestazione. Occorreva dimostrare che chi sfida il potere di alcuni deve essere distrutto. Perché tutti devono sapere quanto sia grande il potere di far male a chiunque, di cui dispongono alcuni", ha scritto il ministro su X. "Ha sbagliato forse a raccontare in tv l’assurdità della sua vicenda giudiziaria? Queste cose non dovrebbero accadere nelle democrazie", ha aggiunto Crosetto.

Attacchi durissimi ai quali, dopo giorni di silenzio, l'Anm ha deciso di rispondere, anche perché arrivati da un esponente di primo piano del governo, il ministro della difesa appunto.

"Fatti di reato diversi da quelli per i quali è stato assolto"

La Giunta Esecutiva della Sezione Toscana dell’Associazione Nazionale Magistrati, lette le dichiarazioni in merito rilasciate dall’interessato e da autorevoli esponenti del governo e della maggioranza parlamentare, in una nota rileva, tra le altre cose, che "il procedimento in cui è stato disposto 'l’invito a comparire' riguarda fatti di reato diversi da quelli per cui è intervenuta sentenza di assoluzione".

La Anm scrive che "lo sconcerto e l’insofferenza del generale sono umanamente comprensibili" ma "le altre dichiarazioni e i commenti, invece, come già denunciato al recente congresso Anm di Palermo in relazione ad analoghi interventi riguardanti l’attività di magistrati del Distretto di Firenze, appaiono non tanto esercizio del diritto di critica, senz’altro legittimo, ma dettati da fine denigratorio dell’attività dell’Autorità Giudiziaria, il cui agire sarebbe addirittura connotato da intenzioni persecutorie". Chiarissimo, con tutta evidenza, il riferimento a Crosetto.

L'Anm si schiera poi a difesa dei magistrati fiorentini, rigettando al mittente, cioè al governo, le accuse, e chiedendo di fatto che cessino gli attacchi denigratori volti a screditare il lavoro dei magistrati. La Anm esprime infatti "la più netta contrarietà a che vicende in corso di accertamento nelle sedi competenti siano oggetto di dichiarazioni pubbliche contro singoli magistrati - i quali, in rispettoso silenzio, si occupano anche del procedimento in questione nell’esclusivo adempimento dei propri doveri di ufficio", dichiarazione pubbliche ritenute "chiaramente finalizzate a pregiudicare il prestigio della magistratura nel suo complesso, così contravvenendo a basilari principi di civiltà democratica". Infine "piena solidarietà e vicinanza ai magistrati della Procura di Firenze" e un auspicio a che "la vicenda possa trovare soluzione esclusivamente in ambito processuale e nell’assoluto rispetto delle prerogative e dei diritti delle parti". Tra governo e magistratura sembra aprirsi un nuovo scontro durissimo, come avvenuto più volte in passato, a partire dall'epoca berlusconiana.

Stragi del '93, indagato a Firenze il generale Mori

I familiari delle vittime: "Politica schierata su Mori? Dà fastidio"

“Per noi l’anniversario è tutti i giorni, ogni anno. Sempre. Il fine pena esiste, il fine dolore no”. Queste le parole di Luigi Dainelli, 86 anni, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime di via dei Georgofili, intervenuto questa mattina all’iniziativa ‘Unaezeroquattro’, a Firenze, nella sede della Regione per ricordare l’attentato della notte tra il 26 e 27 maggio 1993. “Noi familiari il dolore l’abbiamo addosso e non ci lascerà mai”. Un dolore a cui si somma, spiega, l’amarezza per la mancanza di una “verità giudiziaria”, e la speranza che “si allontana sempre di più”.

“La ricerca di verità e giustizia - ricorda Dainelli - era uno degli scopi della nostra associazione quando l’abbiamo fondata nel 2001. E purtroppo siamo ancora qui ad aspettarle, nonostante i processi, gli ergastoli e la condanna degli esecutori”.

“Già nel 1993 subito dopo la strage - aggiunge Dainelli - alcuni procuratori dissero subito che non era solo mafia, che c’era qualche mente più raffinata che aveva suggerito”, l’attentato, “perché finora la mafia non si era mai permessa di venire a mettere le bombe nel Continente. E anche il presidente della Repubblica, il 9 maggio dello scorso anno disse che le stragi c’erano state grazie a delle ‘deviazioni’ e che lui voleva arrivare alla verità”.

Riguardo all’invito a comparire per l’ex generale dei Ros Mario Mori, Dainelli risponde: “C’è l’avviso di garanzia, ma da lì a vedere se ci sarà un dibattimento e si andrà avanti... Però la politica si è già schierata e questo mi ha dato fastidio. Così, come si fa a sperare nella verità?”. Bella domanda.

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