Cronaca

Strage di Viareggio, presidio alla prefettura dopo la sentenza della Cassazione

Gli organizzatori: "Una sentenza vergognosa che colpisce i familiari e tutti impegnati da anni nella lotta per diritti basilari e nella richiesta di verità e giustizia"

Un presidio per chiedere "Verità e giustizia per Viareggio". Si è svolto nel pomeriggio di venerdì 15 gennaio di fronte alla prefettura di Firenze, dopo la sentenza della Cassazione dei giorni scorsi che ha ribaltato il primo grado e l'appello, facendo cadere di fatto le relative condanne. Per una strage che, costata la vita tra atroci sofferenze, a oltre 11 anni di distanza è dunque ancora senza responsabili.

Strage di Viareggio, prescrizione per gli omicidi colposi

"Esprimiamo la nostra solidarietà ai familiari delle 32 Vittime della Strage di Viareggio del 29 giugno 2009 e di tutti i morti sul lavoro. La sentenza della Cassazione dell’8 gennaio cancella infatti l'aggravante della violazione delle norme di sicurezza sul lavoro, un precedente preoccupante e pericoloso che di fatto rimette in discussione la legislazione vigente su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Per questo le Società e le Aziende sono assolte, l’omicidio
colposo è prescritto, le condanne annullate con rinvio alla Corte d’Appello di Firenze (anche per l’ex AD FS Moretti), ribaltando così le sentenze di 1°grado e di Appello", si legge nel volantino diffuso dagli organizzatori (Usb, Cobas, Cub e 'Ogni giorno è il Primo Maggio').

"Il messaggio è sin troppo chiaro: Il sistema è sano e innocente, può continuare con omissioni, mancate valutazioni dei rischi, tagli di personale e aumento dei carichi di lavoro, scarsa manutenzione, I reati (quelli non prescritti!) saranno valutati e attribuiti ai singoli responsabili! Questa sentenza legittima e istiga il sistema a subordinare la sicurezza a logiche di mercato, a tagliare i costi per la sicurezza e la salute per aumentare i profitti, mentre si sprecano enormi risorse in grandi opere inutili e dannose!", si legge ancora.

"Una sentenza vergognosa che colpisce familiari, popolazioni, lavoratori/trici, attivisti e delegati sindacali, ferrovieri impegnati da anni nella lotta per questi diritti basilari e nella richiesta di verità e giustizia. Sosteniamo la campagna per l’abolizione “dell’obbligo di fedeltà” all’azienda, con il quale vengono sanzionati e licenziati quanti denunciano la mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro (come il ferroviere Antonini) per intimorire tutto il movimento", la conclusione degli organizzatori del presidio.

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