Cronaca

Accadde oggi: il furto della Gioconda

Era l'11 dicembre del 1913 quando il famoso dipinto venne ritrovato in un hotel nel centro di Firenze. Ecco la rocambolesca vicenda dell'italiano Vincenzo Peruggia, autore di uno dei più celebri furti della storia

Un quadro talmente famoso da essere divenuto leggenda: sulla Gioconda, opera culminante di Leonardo da Vinci, sono state dette e scritte le cose più straordinarie. Persino Napoleone rimase ammaliato da quel misterioso sorriso, tanto che, quando salì al potere come Primo Console, fece appendere il quadro nella sua camera da letto presso il palazzo parigino delle Tuileries. 

Quello di Monna Lisa è dunque un fascino intramontabile, mai scalfito dallo scorrere del tempo, oggetto di indagini, esaltazioni, persino denigrazioni, nonché protagonista di uno dei furti più celebri che la storia dell'arte ricordi. 

Il colpo del secolo

Era una giornata di fine agosto del 1911 quando, nelle prime ore del mattino, si accorsero della sparizione: la Gioconda era stata trafugata dal Museo del Louvre. Tutta la Francia venne passata al setaccio, ma del dipinto non sembrava esservi traccia.

Le autorità francesi brancolano nel buio: inizialmente si sospetta di un gruppo di operai, per poi ipotizzare persino a una macchinazione internazionale da parte della Germania, fino a elaborare accuse eccellenti come quelle che furono rivolte al poeta Guillaume Apollinaire e al pittore Pablo Picasso.

In realtà, la Monna Lisa si trovava nell'abitazione dell'italiano Vincenzo Peruggia. Decoratore e imbianchino originario della provincia di Varese, Peruggia era emigrato oltralpe in cerca di fortuna: proprio qui, aveva trovato lavoro nel celebre museo parigino come manutentore. 

Eludendo con facilità la scarsa sorveglianza dell'epoca, l'uomo trascorse la notte in uno sgabuzzino e, approfittando del giorno di chiusura del museo, il mattino successivo riuscì a scappare con il quadro nascosto sotto i vestiti.

Monna Lisa a Firenze

Peruggia rimase in possesso del quadro per più di due anni. Il suo gesto, come egli stesso dichiarò, nascondeva intenti patriottici: restituire la Gioconda all'Italia, legittima proprietaria del dipinto, l'unico Paese che avrebbe saputo valorizzare al meglio il capolavoro di Leonardo da Vinci.

Nel 1913 decise di  offrire il dipinto all'antiquario fiorentino Alfredo Geri, chiedendo una ricompensa di mezzo milione di lire e ponendo come condizione che il quadro restasse in Italia. Insospettito da questa richiesta, Geri avvisa l'allora direttore degli Uffizi, Giovanni Poggi, organizzando un incontro con Peruggia. 

I tre si incontrarono nel centro di Firenze l'11 dicembre 1913 nell'albergo Tripoli - oggi The Frame Hotel - in via Panzani dove il decoratore alloggiava. Accertata l'autenticità del quadro, Peruggia venne arrestato e la Monna Lisa fece ritorno in Francia.

L'uomo verrà condannato a una pena piuttosto mite, scontando poco più di un anno di prigione: con le sue motivazioni patriottiche, infatti, era riuscito ad accattivarsi il favore e persino l'affetto dell'opinione pubblica di allora, che vide nel furto della Gioconda un gesto quasi eroico. 

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