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Martedì, 7 Febbraio 2023
Cronaca

Ciao ciao al piano dei tavolini all'aperto

Ai fiorentini non erano dispiaciuti affatto

Ciao ciao al piano dei tavolini all'aperto, che da due anni, causa iniziale la pandemia, caratterizzava il centro storico di Firenze così come quelli di tante altre città italiane. Non ci sarà una nuova proroga, dopo quella concessa invece nei mesi scorsi.

E' la decisione di Palazzo Vecchio, che ha deciso di non prorogarlo, per pensare invece, a partire dalla prossima primavera, quando scadranno le concessioni per i dehors ordinari, "a ridisegnare lo spazio pubblico della città".

Scade dunque oggi, 31 dicembre, la concessione straordinaria di suolo pubblico per sedie e tavolini all’aperto. Un piano che era appunto partito - la possibilità era consentita da normative nazionali - per consentire di vivere di più e meglio gli spazi all'aperto, nel momento di piena pandemia da Covid, con l'obiettivo di facilitare la socialità all'aperto e non al chiuso. Una novità che, con il tempo, a tanti fiorentini non era dispiaciuta affatto.

Adesso "comincia un grande lavoro di studio e di confronto per ridisegnare lo spazio pubblico della città", si spiega da Palazzo Vecchio, "per arrivare ad una nuova gestione del suolo pubblico della città anche per i dehors ordinari". Il 14 marzo termina infatti la validità delle concessioni per i dehors ordinari.

“I dehors sono una parte importante del governo della città perché disegnano un pezzo dello spazio urbano e lo arredano. Con il piano straordinario sono stati concessi maggiori spazi in un momento di grave emergenza nazionale ma adesso, anche se il governo ha prorogato la possibilità di utilizzare la procedura semplificata per le concessioni, noi pensiamo che sia giusto perseguire un’altra strada: vogliamo ripensare tutto l’utilizzo del suolo pubblico nella città”, spiega l’assessore al commercio e alle attività produttive Giovanni Bettarini.

"Vogliamo ridisegnare la mappa dell’uso del suolo pubblico. Ora cominciamo a lavorare per un nuovo piano organico e ragionato insieme alle categorie economiche, agli operatori e alla soprintendenza. Vogliamo gestire al meglio lo spazio pubblico della città e renderla ancora più funzionale e bella”, aggiunge Bettarini.

La reazione delle associazioni di categoria

Nelle scorse settimane, quando iniziava a profilarsi lo stop al piano dei tavolini all'aperto, le principali associazioni di categoria avevano criticato lo stop e chieso a Palazzo Vecchio di ripensarci. Adesso l'opposizione alla mossa del Comune è diminuita ed emergono posizioni diverse.

Confcommercio plaude e si dice "più che disponibile al confronto" con l'amministrazione. “La concessione di tavolini e sedie nel pieno dell’emergenza Covid è stata una scelta necessaria, condivisa e sollecitata dalla nostra associazione. Oggi però siamo pienamente d’accordo nel ritenere esaurita la stagione dell’emergenza e necessaria piuttosto una nuova pianificazione, più organica e proiettata in un futuro di normalità, della concessione di spazi all’aperto”, commenta il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni.

Più critica la posizione. “Certo, i tavolini sono stati introdotti come misura d’emergenza pandemica, ma non esclusivamente per esigenze di tutela della salute pubblica. La componente di sostegno ad un settore provato economicamente era forte e doverosa, ma di quel sostegno c’è bisogno ancora oggi, con i fortissimi rincari che gravano sulle imprese, dall’energia alle materie prime”, dice Luca Tonini, presidente Cna Firenze, che teme nuovi costi a carico delle imprese.

“Le modalità operative adottate per il 2023 dall’amministrazione comunale sembrano ricalcare quelle di quest’anno, con lo stop ai tavolini ad inizio gennaio e le relative operazioni e costi di smontaggio, per poi invertire la rotta a fine marzo con il loro riposizionamento e tutte le ulteriori spese del caso. In breve, spese per le imprese che sarebbero evitabili con buonsenso”, aggiunge infatti il coordinatore cittadino della stessa associazione, Lorenzo Cei. La Cna chiede inoltre che il nuovo piano "eviti le incomprensibili esclusioni dell’anno in corso, per esempio per quanto riguarda gelaterie e i panifici artigianali che sono, tra l’altro, attività fortemente penalizzate dal caro energia perché energivore".

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