Stadio: il Franchi non ce la fa più. "E' instabile, bisogna intervenire subito"

Allarme dell'Università: rischio terremoti e di resistenza al carico, il Comune ci mette una pezza. Ma non si può distruggere

L'ultimo campanello d'allarme era suonato simbolicamente nei giorni scorsi, quando Commisso aveva mostrato un calcinaccio. "Guardate, mi ha sfiorato mentre ero allo stadio". Che il "novantenne" stadio Artemio Franchi di Firenze sia fatiscente è risaputo. Ma adesso a preoccupare è la relazione dell'Università di Firenze che mette in guardia sulla staticità della struttura. E non solo.

Lo studio era stato commissionato dal Comune di Firenze e dal sindaco Nardella dopo la delibera dell’11 agosto 2020 sulla riqualificazione dell’area di Campo di Marte. E i suoi risultati si inseriscono appieno nel dibattito sulla ristrutturazione dello stadio, che insieme alla realizzazione ex novo a Campi Bisenzio, rappresenta una soluzione per il nuovo stadio della Fiorentina.

Lo studio parla chiaro: il Franchi rischia il collasso in caso di terremoto. Ma non solo: ha seri problemi di resistenza al carico degli spettatori, tali da ipotizzare la necessità di ridurre la capienza massima.

Per questi motivi, sottolinea l'Università, "l’amministrazione comunale deve subito mettere in campo interventi di adeguamento sismico per scongiurare la probabilità di collasso di alcune strutture sotto un sisma che ha una forte probabilità di accadere".

E rincara persino la dose, prevedendo anche i costi per il "miglioramento sismico" (prevista per i beni culturali come lo stadio) - 4-5 milioni di euro - e quello statico della struttura, da 700 mila euro a un milione.  

Dalla relazione emerge l'urgenza di alcuni interventi che il Comune farà in tempi rapidi per un importo totale di circa 800mila euro. “Dallo studio emerge che lo stadio ha bisogno di continui interventi per la sicurezza – ha sottolineato il sindaco Dario Nardella – è una struttura di 90 anni in cemento armato sulla quale il Comune ha investito, negli ultimi dieci anni, 600mila euro all'anno per consentirne la fruzione. Se dobbiamo però immaginare il Franchi per i prossimi 90 anni non possiamo più permetterci di andare avanti così. Come suggerisce lo stesso studio dell'Università di Firenze per una soluzione definitiva sulla sicurezza e sulla stabilità dello stadio occorre un intervento straordinario e profondo”.

“Questa relazione – ha aggiunto l'assessore allo sport Cosimo Guccione – incoraggia fortemente il progetto di restyling per avere un nuovo stadio Franchi. Non è in gioco soltanto il tema di rendere lo stadio funzionale ma quello di farlo diventare più sicuro per i prossimi anni. Ciò non significa che fino ad oggi non si sia utilizzato lo stadio in sicurezza, anzi, tutte le partite sono sempre state autorizzate. Per il futuro è evidente che non si può continuare in questo modo, sarà necessaria un’opera straordinaria”.

Ma il Franchi non si può "distruggere", come aveva chiesto il patron viola nei giorni scorsi. Che ieri ha corretto il tiro: "Sono venuto qui per la bellezza di Firenze. - ha detto - Ci sono certamente cose belle e ci sono cose brutte. Io voglio solo distruggere le cose brutte. Forse distruggere è una parola troppo forte ma il concetto è che un nuovo stadio si deve fare bello".

E a chiarire cosa si può fare e cosa no con la nuova legge approvata nei giorni scorsi dal Parlamento, è stata ieri a Lady Radio la senatrice Caterina Biti, relatrice del testo: "L’emendamento è chiaro: permette alla proprietà e al concessionario di rifare l’impianto e renderlo moderno. Non si parla di distruggere”.

Biti ha specificato che adesso servirà “un progetto da presentare al Ministero, che dirà quali sono le parti che devono assolutamente restare, anche spostandole” e si è detta certa che il termine "distruggere", è stato utilizzato da Commiso "per provocare". 

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