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Sollicciano scoppia, la protesta della polizia penitenziaria: “Abbandonati”

Dopo l'ennesima rissa sit in del Sappe: “Più uomini e taser anche per noi”. L'uomo che ha ucciso il figlio in Mugello tenta di nuovo il suicidio

La polizia penitenziaria denuncia una situazione sempre più esplosiva nel carcere di Sollicciano, dopo l'ultima rissa tra detenuti avvenuta ieri e che è costata una contusione al polso ad un agente intervenuto.

“Le aggressioni da parte dei detenuti sono all'ordine del giorno e restano impunite, come in tutte le carceri d'Italia. Lavoriamo sotto organico, abbandonati”, denunciano Donato Capece, segretario nazionale del Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, e Pasquale Salemme, segretario regionale.

Tra i problemi che ricadono sia sulle condizioni di vita dei detenuti che su quelle di lavoro degli agenti c'è il sovraffollamento: pur in calo (alcuni anni fa a Sollicciano i reclusi superarono quota 1.000), oggi nel carcere fiorentino ci sono circa 830 reclusi, per una capienza regolare di circa 490 posti.

Poi c'è il problema, dopo la chiusura degli Opg e la mancanza di posti sufficienti nelle Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza), destinate a criminali con problemi psichiatrici. “Le carceri sono diventate un contenitore e la polizia penitenziaria deve gestire persone che non dovrebbero stare qui e che spesso aggrediscono altri detenuti o agenti”, prosegue Capece.

Tra i detenuti 'psichiatrici' è recluso a Sollicciano anche Niccolò Patriarchi, il 34enne che ha ucciso il figlio di un anno a Scarperia dieci giorni fa. Ha già tentato il suicidio almeno due volte e deve essere guardato a vista dagli agenti.

Sono diversi quelli che avrebbero bisogno di assistenza psichiatrica ma un tale servizio, come conferma la polizia penitenziaria, all'interno del carcere è quasi inesistente. “Ci sono detenuti che si suicidano ma tanti, ricordiamolo, sono salvati dalla stessa polizia penitenziaria”, sottolinea Capece.

Gli agenti protestano soprattutto per le condizioni di lavoro. “Non abbiamo strumenti per difenderci. Chiediamo un aumento di personale, in Italia mancano 4mila agenti penitenziari, a Solliciano oltre 100. Vogliamo in dotazione il taser (la pistola ad impulsi elettrici recentemente introdotta in Italia in via sperimentale ai carabinieri di alcune città, tra cui Firenze, ndr)”, chiedeno Capece e Salemme.

Una possibilità alla quale ha già aperto il ministro dell'interno Matteo Salvini, contro la quale invece si è schierata la Camera penale di Firenze, giudicando il taser “un'arma pericolosissima”.

La richiesta di Capece va quindi direttamente al ministero della giustizia, guidato da Alfonso Bonafede (5 Stelle), affinché intervenga “per migliorare la sicurezza degli agenti e stanziare risorse per le ristrutturazioni. Sollicciano a livello strutturale non è sicura, andrebbe chiuso. Sono necessari ammodernamenti e più tecnologia”.

Servirebbero anche circuiti penitenziari ad hoc. “Perché oggi chi entra in carcere, appena arrestato, magari si trova accanto un detenuto condannato a 30 anni. Messe così le carceri – conclude Capece –, sono 'università del crimine'”.

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