Sollicciano: nuovo crollo, chiusi i cortili dell'ora d'aria

Il Sappe chiede un intervento: "Con il caldo rischio tensione"

Ancora crolli in carcere a Sollicciano: per sicurezza sono stati chiusi i cortili dove i detenuti trascorrono le ore d’aria. Ne dà notizia il Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, per voce del Segretario nazionale della Toscana, Pasquale Salemme: “Da alcuni anni, più di tre, il muro di cinta del carcere di Firenze Sollicciano (nella foto) è chiuso a seguito del crollo di una parte di esso. Lunedì scorso sono caduti altri calcinacci all'interno di uno dei cortili passeggi e questo ha provocato la nuova chiusura". 

A causa delle chiusure adesso i detenuti possono solo fruire dei locali passeggi coperti mentre la zona all'aperto è stata inibita. “Mi auguro si adottino subito interventi idonei per garantire la sicurezza e la salubrità della struttura, verificando immediatamente quella dei posti di lavoro e di quelli detentivi - sottolinea Donato Capece, segretario generale del sindacato - tanto più che con il caldo di queste settimane i disagi sono del tutto evidenti e possono determinare situazioni di tensione. Pertanto, auspichiamo in un celere intervento dell’Amministrazione Penitenziaria”.

Per Capece “quel che è accaduto a Sollicciano ci conferma che la tensione che caratterizza le carceri, al di là di ogni buona intenzione, è costante". Un allarme che non finisce mai e una normalità che non esiste.

"Nel primo semestre del 2018 si sono registrati 5.157 atti di autolesionismo - aggiunge Capece - 585 tentati suicidi, 3.545 colluttazioni, 571 ferimenti, 5 tentati omicidi. I decessi per cause naturali sono stati 46 ed i suicidi 24. Le evasioni sono state 2 da istituto, 27 da permessi premio, 7 da lavoro all’esterno, 7 da semilibertà, 17 da licenze concesse a internati. Per il Sappe “lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti – lavorare, studiare, essere impegnati in una qualsiasi attività – è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti”. 

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