Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Sollicciano, Psicologi Toscani: “Nelle carceri supporto carente per mancanza di personale”

La presidente dell’Ordine Gulino: “I suicidi vengono trattati come casi isolati, ma il problema dei penitenziari è di sistema. Serve un rinnovamento strutturale”

La questione carceri è tornata in maniera preponderante sulle cronache dopo che ieri un ventenne tunisino sì è impiccato all’interno di una cella di Sollicciano. Episodio che ha innescato una rivolta durante la quale i detenuti hanno chiesto condizioni migliori in quanto le strutture sarebbero al collasso e il personale non sufficiente. Nell’arco di dodici ore sono tre i reclusi che si sono tolti la vita, oltre una cinquantina dall’inizio dell’anno. 
Un aspetto inerente sia personale di guardia, infermieristico ma anche psicologico. Su quest’ultimo punto si è espressa Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, commentando la situazione delle carceri nel nostro paese.
“Troppi pochi gli psicologi che lavorano in carcere, non possono bastare, poche sono le ore destinate e spesso gli interventi sono puramente sanitari, non di gruppo, meno ancora di comunità”. 

“Dal disastroso sovraffollamento alla mancanza di personale educativo, dalla scarsità di progetti al suo interno alla scarsa presenza di contatti con l'esterno, il problema delle carceri è molto complesso - continua Gulino -. È necessario un grande rinnovamento strutturale, e un tema centrale da affrontare è quello dell'isolamento che molti detenuti vivono”.

“I suicidi in carcere spesso vengono trattati come drammatici casi isolati da considerare come questioni solo individuali e spesso approfonditi solo dal punto di vista psicopatologico - continua Gulino - ma il problema delle carceri è sistemico, riguarda l'istituzione e tutte le sue componenti. Infatti il tasso di suicidi riguarda spesso il primo o l'ultimo periodo di detenzione, ed è l’esito di un funzionamento dell'istituzione carceraria che va rivisto in maniera contestuale e sistemica, implementando per esempio le reti relazionali sia con i professionisti del settore che con gli affetti personali e familiari”. 
“Inoltre bisogna considerare anche la scolarizzazione e la possibilità di studio anche universitario come fattori preventivi e protettivi e il sostegno psicologico alla genitorialità dei detenuti - continua Gulino -. Su questi temi interviene il progetto UniFi Include realizzato con il CRCR, Centro Criticità Relazionali di Careggi. Sul malessere del personale, che talvolta sfocia in suicidi e malattie, siamo intervenuti come Ordine favorendo un progetto sperimentale che ora è diventato a sistema su tutti gli istituti di pena della Toscana, promosso dalla Regione attraverso il CRCR e dal Prap”.

“Lo psicologo in carcere - continua Gulino- dovrebbe poter lavorare anche sul funzionamento dell'istituzione, con l'attenzione a tutti coloro che vivono il carcere, per intervenire sulle criticità, sulle differenze individuali, sulla dignità di ogni singola persona sia esso detenuto, agente, dipendente o dirigente. Perché le strutture penitenziarie siano un luogo di reale riabilitazione e perché si operi con il fine del reinserimento sociale”.

“Il nostro Ordine sta lavorando sia a livello regionale con alcuni penitenziari del territorio che a livello nazionale a progetti di ricerca per raccogliere dati scientifici sulla vita in carcere - conclude Gulino - e prevenire tristi drammi come quello accaduto ieri a Sollicciano pensando a interventi contestuali e sistemici”. 

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