Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

Cosa vuol dire "essere ridotti al lumicino"

 Un detto antico, che a Firenze indica principalmente l'essere caduti in miseria, ma anche trovarsi in fin di vita. Ecco come nasce l'espressione “essere ridotti al lumicino”. Alla fine di via de' Magazzini sorge la caratteristica piazzetta di San Martino, dove accanto alla porta dell'omonima cappella, contenente al suo interno i bellissimi affreschi del Ghirlandaio, si trova una cassetta di pietra serena esattamente sotto il tabernacolo. La piccola cassa, come ricorda un'antica scritta, nei tempi antichi veniva utilizzata per “le limosine per li poveri verghognosi”, ovvero tutti coloro che, spinti dai motivi più disparati, non volevano rendere pubblica la disperata situazione economica in cui vivevano. Per questo motivo si vergognavano profondamente, tanto che da rinunciare a chiedere pubblicamente le elemosina in strada. 


Sembra che la maggior parte dei “verghognosi” fossero principalmente donne fiorentine rimaste vedove e con figli a carico, oppure nobili e politici decaduti, che avevano perso le ricchezze e i favori di un tempo, o ancora persone anziane che non erano più in grado di sostentarsi. 
La Compagnia dei Buonomini, fondata dal vescovo Sant'Antonio Perozzi, si prendeva cura di tutti questi poveri della città, tanto che il loro nome è divenuto sinonimo di persona generosa e profondamente altruista. Quando la cassetta destinata alle “limosine” era vuota, i confratelli erano soliti accendere un piccolo lume di fronte all'immagine di Sant'Antonio, segnalando così ai cittadini che c'era bisogno di nuove donazioni per i poveri. Da qui l'essere “ridotti al lumicino” sarebbe diventato sinonimo di “cadere in miseria”.

Secondo un'altra versione invece l'origine dell'antico detto sarebbe da ricercare negli ospedali fiorentini, dove si dice vi fosse l’usanza di accendere una candela accanto al letto dei moribondi: per questo dunque la curiosa espressione indicherebbe anche essere in punto di morte.

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