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Domenica, 19 Maggio 2024
Cronaca Piazzale - Pian dei Giullari

Scienza: arte e stelle nella casa “prigione” di Galileo

Sulle colline di Arcetri l’astronomo scontò gli arresti domiciliari dopo la Condanna del Santo Uffizio. L’accesso alla rassegna è libero 

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Da luogo di detenzione a piazza di divulgazione. Nei giorni scorsi ha preso il via l’ultima fase della rassegna “Grasping the cosmos”, un’immersione nell’arte contemporanea che “spazia” tra onde gravitazionali, fisica dei neutrini, energia oscura e raggi cosmici. 

Una manifestazione che prende luogo a Villa Galileo, parte integrante del Sistema Museale dell'Università di Firenze, dove il padre della scienza moderna fu messo ai domiciliari dopo la condanna del Santo Uffizio nel 1633. Un angolo della città non troppo conosciuto - per le contenute possibilità di accesso - che riprende fiato anche con la prima personale di Daniela De Paulis. Una mostra sostenuta da performance, sound e video che ruotano intorno al concetto di spazio nel suo più ampio significato. Ormai da tre lustri l’artista correda i suoi progetti artistici con tecnologie e filosofie radiofoniche. Daniela De Paulis collabora con alcuni importanti istituti di ricerca, tra cui l'Agenzia Spaziale Europea, l'INAF (Istituto Italiano di Ricerca per la Radioastronomia), il SETI Institute e il Green Bank Observatory in West Virginia.

L’esposizione rappresenta la seconda edizione de ’Il senso delle stelle’, progetto di residenza per artista all’interno della PhD School ’Theoretical Aspects of Astroparticle Physics, Cosmology and Gravitation’, organizzata dal Galileo Galilei Institute for Theoretical Physics.

Valeria D’Ambrosio è la curatrice della mostra sulle colline di Arcetri. 

Un luogo importante ma poco conosciuto dai fiorentini?
"Sì, uno luogo magico, dove sono state poste le basi della fisica moderna. Qui Galileo Galilei ha vissuto gli ultimi undici anni della sua vita agli arresti domiciliari dopo la condanna del Sant’Uffizio a seguito della pubblicazione del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632) che è stato terminato proprio nelle stanze di Villa Il Gioiello. Ma soprattutto è qui che ha visto la luce il trattato Discorsi e dimostrazione matematiche intorno a due nuove scienze (1638) fondamentale per la nascita del metodo scientifico e della scienza come la conosciamo oggi. Grazie al progetto Grasping the cosmos, nato nel 2022 dalla collaborazione tra il Sistema Museale di Ateneo e il Galileo Galilei Institute for Theorethical Physics dell’INFN, siamo riusciti a ridare vita all’antica dimora galileiana, grazie a un programma culturale che combina scienza di frontiera, arte contemporanea e storia della scienza e che ci permette di aprire la Villa al pubblico gratuitamente".

Qual è la particolarità della mostra?
"Alla sua seconda edizione, Il senso delle stelle è l’ultima fase di Grasping the cosmos ed è un progetto di residenza per un artista all’interno della PhD School del GGI “Theoretical Aspects of Astroparticle Physics, Cosmology and Gravitation”, per realizzare una mostra site-specific per Villa Galileo, in dialogo con la storia del luogo, i temi della scuola e gli scienziati che l’hanno frequentata. Onde gravitazionali, fisica e astronomia dei neutrini, materia ed energia oscura, raggi cosmici galattici ed extragalattici sono solo alcuni dei campi di ricerca esplorati durante la scuola. L’artista selezionata quest’anno è Daniela De Paulis, la cui pratica multimediale combina performance, sound e video e si concentra sul concetto di Spazio nel suo significato più ampio, attraverso il filtro della radioastronomia, delle neuroscienze e della cosmologia. Quella che abbia allestito a Villa Galileo è dunque la mostra di restituzione nonché la prima mostra personale di De Paulis qui a Firenze, esattamente com’era stato il caso l’anno scorso per la prima edizione de Il senso delle stelle con la mostra Tendo a esistere di Federica De Carlo. Il nostro infatti vuole essere un tentativo di presentare qualcosa di assolutamente nuovo e originale alla cittadinanza e, allo stesso tempo, permettere ad artisti emergenti o mid-career, magari basati all’estero, di tornare anche se solo temporaneamente in Italia, per entrare in dialogo con il nostro patrimonio culturale".

Arte e scienza insieme: un matrimonio filosofico o un parallelismo?
"Una necessità, oggi più che mai che le nostre coscienze sono sempre più sensibilizzate sulle possibilità della scienza e sull’importanza di un approccio aperto e democratico alla conoscenza attraverso i linguaggi artistici contemporanei. Credo che Grasping the cosmos sia un tentativo di rispondere alla tua domanda. L’obiettivo è infatti quello di attingere dalle più recenti scoperte scientifiche, contenuti che permettano uno sviluppo della ricerca artista, per stimolare una riflessione su tutto ciò che noi, più o meno consciamente, esperiamo nella vita. È certa la separazione tra le due discipline, com’è certa la distanza che le separa, eppure è proprio in quella riflessione sull’esistenza del Tutto intorno a noi che la distanza si riduce e la separazione si fa, potenzialmente, unione. Basti pensare a cosa può stimolare la scoperta scientifica in una mente creativa. Lo spirito umano è naturalmente attratto da ciò che (ancora) non conosce ed è molto spesso disposto a spingersi ben oltre i limiti imposti dalla natura per raggiungere questa conoscenza. Prima ancora di oltrepassare i confini geografici e quelli corporei, è l’immaginazione che ci permette di sconfinare e di elevarci dalla limitatezza della nostra condizione naturale. Mi piace pensare che le intuizioni che Galileo ha avuto qui ad Arcetri, confinato nel corpo ma non nella mente, siano state frutto di una grande mente artistica!"

L’uomo nel cosmo? È un modo per ricollocarlo?
"Con la mostra Inner Worlds, outer spaces, continuiamo a portare avanti l’esplorazione delle interazioni che tengono in vita l’Universo allo scopo di trasformare la nostra prospettiva antropocentrica e geocentrica in una prospettiva cosmica, dove tutto appare come parte del tutto e sullo stesso piano, in cui ritrovare assonanze e somiglianze tra la natura dello Spazio e il nostro esistere sulla Terra. Ma, al contempo, si tratta anche una di mostra in cui si percepisce quella tensione quasi surreale di trovare il nostro posto nell’Universo infinito e che ci pone dinnanzi ai nostri limiti per farci riflettere sulla natura umana al cospetto del grande disegno cosmico".

Visite, installazione, e cos’altro? 
"Come da tradizione, la mostra è accompagnata da un ricco programma satellite che, tra visite guidate alla Villa e alla mostra, attività laboratoriali e incontri con esperti, permetterà al pubblico di approfondire i temi scientifici che hanno ispirato le opere esposte. Per esempio, con i Laboratori di Divagazione e i Dialoghi di fantascienza, i fisici Pietro Centorrino e Franco Bagnoli conducono i visitatori nell’esplorazione di ambiti affascinanti come la materia oscura, il moonbouncing, la crittografia quantistica e le neuroscienze. Tutte le attività sono ad accesso gratuito, anche se alcune necessitano di prenotazione. Sulla pagina dedicata del Sistema Museale di Ateneo potete trovare tutte le informazioni".

La mostra a Villa Galileo credits Giulia Lenzi

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