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Scandicci, i genitori protestano: "La Makarenko non deve chiudere"

Su FB è nato un gruppo per salvare, spiegano i babbi e le mammme, "30 posti di nido che andranno incontro a privatizzazione e 45 posti di scuola dell’infanzia che verranno redistribuiti sul territorio e statalizzati"

"L’amministrazione comunale di Scandicci ha intenzione di chiudere, nell’arco di tre anni, il servizio educativo integrato "A. Makarenko", con la conseguente perdita di 30 posti di nido che andranno incontro a privatizzazione e 45 posti di scuola dell’infanzia che verranno ridistribuiti su tutto il territorio scandiccese passando ad una gestione statale". E' quanto denuncia il comitato "Salviamo la Makarenko", un nutrito gruppo di genitori e cittadini scandiccesi.

"Questa scelta - spiegano i genitori che hanno dato vita a un gruppo Facebook per sostenere la loro lotta - viene in parte motivata dall'amministrazione come conseguenza di un calo demografico che, sebbene presente, non fotografa in modo esaustivo la situazione se non si guarda anche, ogni anno, al numero di domande che vengono presentate e al significativo numero di bambini non accolti nei servizi comunali".

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Una scelta che i genitori, "soprattutto come cittadini", non condividono affatto. Nata come scuola dell’infanzia comunale nel 1971, la Makarenko ha vissuto un importante trasformazione nel 2002 con l’integrazione delle sezioni nido, diventando centro educativo integrato comunale per bambini da 1 a 6 anni, "immerso nel verde, con un meraviglioso giardino, un corpo docenti competente, rodato e coeso" aggiungono i genitori. Un istituto insomma che offre una struttura di alta qualità ai bambini e a tutta la popolazione di Scandicci.

"Pensiamo che la chiusura di una scuola pubblica e la crescente privatizzazione dei servizi sia una perdita per l’intera collettività e non solo per le famiglie che la frequentano - scrivono i rappresentanti di 'Salviamo la Makarenko' su Fb -. L’ampliamento di una scuola statale e le conseguenti rimodulazioni per garantire ai bambini servizi e “tempo scuola” uguali per tutti, non possono fornire all’amministrazione l’alibi per rinunciare a un servizio di comprovata eccellenza che dovrebbe, al contrario, essere individuato come modello a cui tendere e non come onere da dismettere".
 

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